Sanificazione bluff nei seggi elettorali: operai con secchio, straccio e paletta

Torre del Greco, presidenti in rivolta: “Abbiamo atteso due ore gli addetti alle pulizie. Questa è la considerazione che hanno di noi?”

seggi-torre-del-greco-mariella-romano-cronacaC’è rabbia tra i presidenti di seggio di Torre del Greco che sabato 19 settembre, dopo aver preso possesso della sede e concluso le operazioni di costituzione del seggio, sono stati costretti ad attendere due ore l’arrivo degli operai che, su disposizione del Comune, avrebbero dovuto eseguire la sanificazione delle aule e dei locali frequentati dagli addetti ai lavori. Un’attesa infinita che rischia di raddoppiare domenica 20 settembre quando – dopo le 23 –  così come prevede la legge, la ditta incaricata dovrà effettuare un’altra sanificazione. 

Ma ciò che ha creato maggiore sconcerto tra gli scrutinatori e i presidenti di seggio, sono state le modalità e le attrezzature con le quali la squadra inviata dal Comune ha portato a termine il servizio di igienizzazione. Come documentano le foto scattate intorno alle 19,45 di sabato 19 settembre al Liceo Classico De Bottis, gli operai non indossavano le tute protettive tipiche di quando si esegue la sanificazione. Secondo i testimoni, gli addetti avrebbero usato scope, stracci e secchi  effettuando una veloce pulizia delle aule.   

“Che fanno, ci prendono in giro?”, racconta un presidente di seggio che ha chiesto di rimanere anonimo. “Per oltre cento seggi ci sono solo tre squadre addette alla sanificazione. Perciò ci hanno costretto ad aspettare due ore prima di potercene andare. Ma, cosa davvero assurda, gli operai si sono presentati con un secchio, paletta e straccio, come se andassero a fare ordinarie pulizie in un condomino. Questa è la considerazione che le istituzioni hanno di chi viene a lavorare nonostante l’emergenza sanitaria?”.

Mariella Romano

Mariella Romano

Giornalista freelance, ho imparato il mestiere di cronista consumando le suola delle scarpe. Non canto storie, scrivo ciò che vedo e racconto l’umanità che incontro. Non sopporto i numeri. Non so fare equazioni e conti e, in un mondo di variabili, alla ragione preferisco il cuore. Mi piace, assai, la terra in cui vivo.

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