"Era il mio tutto e con la musica affronto il dolore". La sorella di Giovanni Battiloro dedica una canzone alle vittime del ponte Morandi. L'intervista esclusiva.

Giovanni e Laura
Giovanni e Laura Battiloro

Non si dissolve il dolore. A tratti si allenta ma, con i giorni che passano, prende consistenza e diventa pesante. Massiccio. Laura Battiloro, la sorella di Giovanni, il giovane videomaker di Torre del Greco che ha perso la vita con altri tre amici nel crollo del ponte Morandi a Genova, sa bene cosa significhi lottare contro il dolore. Ma, invece di soccombere, ha deciso di tenergli testa. Di affrontarlo cercando di diluirlo nei ricordi che sono diventati poesia e poi musica.  È nata così “Piove sulla mia anima“, una canzone scritta a quattro mani con William Iovino, dedicata a Giovanni,  ai suoi amici, Matteo Bertonati, Antonio Stanzione e Gerardo Esposito e a tutte le vittime del 14 agosto 2018.

Famiglia Battiloro
Giovanni Battiloro con la sorella Laura, il papà Roberto e la mamma

“La canzone”, spiega Laura, “nasce dalla profonda esigenza di dare voce a quei sentimenti che gridano forte dentro di me. Dopo la tragedia che ha colpito Giovanni e la nostra famiglia, sono riuscita ad esprimere il mio dolore solo attraverso la musica. È stato l’unico modo. Perché attraverso le note di questa canzone rivivo il grande amore per mio fratello Giovanni, ricordando il suo sorriso, sperando di sentirlo sempre accanto a me”.

 

Bellissima la voce di Laura, che si definisce “attrice e cantante per hobby”. Interprete di una melodia che graffia l’anima, per la prima volta dal giorno della tragedia, esce allo scoperto pubblicando la canzone scritta subito dopo il funerale e rinunciando al guscio della riservatezza che fino ad oggi ha custodito la sofferenza e i ricordi che la legano a Giovanni. E lo fa sperando di consegnare ad altri “la chiave” per affrontare il dolore che è sempre soggettivo e non è mai uguale.

“In questa canzone”, racconta Laura Battiloro, “ho trovato la mia chiave. E ogni volta che l’ascolto provo le stesse emozioni, soffro allo stesso modo”.

Giovanni e Laura1Da dodici anni Laura recita con la compagnia teatrale di Gianni Pernice e canta “per sentimento, non perché abbia una particolare estensione vocale”, dice sminuendosi. E aggiunge: “Io e William Iovino abbiamo scritto questa canzone due giorni dopo il funerale di Giovanni. A ottobre l’abbiamo registrata e realizzata”.

Perché ha deciso pubblicarla solo oggi?

“Avevo deciso che l’avrei fatto solo nel momento in cui mi sentivo di farlo. Non sono ancora forte ma, forse, sono in grado di condividere con altri questo mio dolore”.

Lei è di due anni più grande di Giovanni. Che fratello è stato?

Giovanni e Laura - bimbi“Chi ci ha conosciuto vivendoci accanto, può capire fino in fondo ciò che sto per dire. Con la morte di Giovanni ho perso tutto. Per me è stato l’amico, il fidanzato, il fratello, il figlio.. il tutto. Non ricordo un giorno senza di lui. Ho avuto la possibilità di amarlo in maniera profonda e assoluta. Abbiamo condiviso ogni cosa della nostra vita: stessa comitiva di amici, stessi interessi. Stesso desiderio di andare a vivere insieme in.. sì, in futuro..”.

Sono passati otto mesi da quel giorno. Che cosa è cambiato da allora? 

“Difficile dirlo. Il dolore non è mai uguale. Nessuno può capirlo e nessuno ti può aiutare a viverlo fino in fondo. Devi affrontarlo da sola e la cosa più difficile è imparare a conviverci. E io ancora non ho imparato”.

Il video della canzone dedicata a Giovanni e alle vittime del Ponte Morandi, si chiude con le immagini dei quattro ragazzi in viaggio verso le vacanze: scorci di un vita alla fine.

È stato l’ultimo messaggio che Giovanni ha inviato alla famiglia prima del crollo?

“Quello è l’ultimo video che abbiamo trovato nella sua GoPro. Forse aveva intenzione di fare un diario di viaggio. L’ultimo messaggio l’ho ricevuto io alle 11,17. Mi ha scritto: Siamo quasi a Ventimiglia. Sta diluviando. Ti voglio bene. Le ultime parole che mi restano di lui “.

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Mariella Romano

Mariella Romano

Giornalista freelance, ho imparato il mestiere di cronista consumando le suola delle scarpe. Non canto storie, scrivo ciò che vedo e racconto l’umanità che incontro. Non sopporto i numeri. Non so fare equazioni e conti e, in un mondo di variabili, alla ragione preferisco il cuore. Mi piace, assai, la terra in cui vivo.

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