Covid, morta la maestra di parco Postiglione: la cugina aveva lanciato un appello

Torre del Greco, è l’undicesima vittima

Carmela Sannino

È morta senza poter rivedere marito e figli all’ospedale di Caserta dove era ricoverata da una settimana, la maestra in pensione Carmela Sannino di 69 anni di Torre del Greco, positiva al Covid19, per la quale la cugina, Marilina Vinci, chiese aiuto (Leggi l’articolo, clicca qui).

La donna viveva a Parco Postiglione, in località Santa Maria La Bruna dove ancora oggi sono decine le persone con sintomi riconducibili al nuovo Coronavirus, in attesa di ricevere un tampone o l’esito del test. Carmela Sannino, pochi giorni prima di ammalarsi, aveva incontrato un altro cugino residente a Torre Annunziata, commerciante a domicilio di biancheria che poi è morto per una polmonite interstiziale causata dal Covid. 

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Marilina Vinci

“Mia cugina Carmela,” attacca Marilina Vinci, “non soffriva di alcuna patologia. Stava bene prima di contrarre questo virus. Ma non è stata curata. E non per colpa dei medici che avrebbero voluto salvarle la vita a tutti i costi, ma per colpa dei protocolli e di questa maledetta burocrazia che continua ad ammazzare le persone. Per dieci giorni non le è stato fatto nulla: oggi, 3 aprile avrebbe dovuto iniziare la cura sperimentale di Ascierto. I figli hanno ricevuto solo ieri, 2 aprile, la documentazione per autorizzare gli specialisti. È assurdo. È davvero tutto assurdo”.

Un dramma al quale si aggiunge l’assenza totale delle istituzioni, che fa sentire ancora più soli: “Il marito di Carmela è risultato positivo ed è ricoverato a Boscotrecase. I figli sono tutti in quarantena”, aggiunge Marilina Vinci. “Nessuna istituzione si è fatta presente per aiutarli in qualche modo: dalla consegna dei farmaci o della spesa a domicilio: mia nipote, chiusa in casa, si è dovuta preoccupare di spedire in ospedale i documenti che servono per avviare le pratiche della cremazione. Oltre ad essere triste, è tutto così sbagliato”.

Mariella Romano

Giornalista freelance, ho imparato il mestiere di cronista consumando le suola delle scarpe. Non canto storie, scrivo ciò che vedo e racconto l’umanità che incontro. Non sopporto i numeri. Non so fare equazioni e conti e, in un mondo di variabili, alla ragione preferisco il cuore. Mi piace, assai, la terra in cui vivo.

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