Il consigliere Michele Langella Covid positivo: “Abbandonato dall’Asl e dal medico curante”
Torre del Greco, contagiata tutta la famiglia del politico: “Adesso stiamo meglio, ma abbiamo avuto paura di non farcela”
L’inferno è passato. La paura, invece, trema ancora nelle vene del consigliere comunale, Michele Langella, che racconta sotto voce la terribile esperienza con il Covid, iniziata tre settimane fa con la febbre alta e una brutta tosse. Langella, solo da pochi giorni, sta meglio. Non è così per il papà quasi settantenne che ha rischiato di soccombere al Sars Cov2. Entrambi, infatti, hanno avuto bisogno di cure massicce e ossigeno. Ma se per il trentaquattrenne consigliere il peggio è passato, non è così per l’anziano genitore che sta ancora lottando per rimettersi in sesto e riuscire a staccarsi dal respiratore.
“Ho deciso di parlarne”, dice Michele Langella al telefono, “perché solo chi ha avuto il Covid può raccontare quanto sia spietato e quanto difficile sia affrontarlo”.
Partiamo dall’inizio. Come è avvenuto il contagio?
“Mia sorella era asintomatica e non sapeva di esserlo. Quando lo ha scoperto, ci siamo messi subito in quarantena volontaria io, mio padre e mia madre che è disabile e ha bisogno di assistenza continua. I sintomi non sono comparsi subito, ma quando sono arrivati sono stati devastanti. Abbiamo fatto un tampone in un laboratorio privato e abbiamo avuto la conferma di essere positivi io e papà. Mamma è positiva e asintomatica. Per fortuna, l’ha scampata. Non oso immaginare che cosa sarebbe potuto accadere se non fosse stato così”.
Poi che cosa è successo?
“Abbiamo informato il medico curante e, attraverso la piattaforma, anche l’Asl: ma ancora oggi per loro siamo come fantasmi”.
Ci spieghi meglio.
“L’Asl di Torre del Greco non ci ha mai fatto una telefonata per sapere come stiamo. Ancora oggi nessuno è venuto a farci un solo tampone. Noi abbiamo provato a chiamare i numeri che ci sono stati indicati: il telefono ha sempre squillato a vuoto. Siamo andati avanti grazie al passaparola di parenti, amici e conoscenti che ci hanno suggerito come curarci e alla grande solidarietà delle persone che vivono nel nostro palazzo: c’è stato chi ha pensato a noi materialmente preparandoci pranzo e cena e fornendoci medicinali. Cose che non dimenticheremo mai”.
E il medico curante?
“Abbiamo dovuto fare storie anche a farci prescrivere una bombola di ossigeno. E non è mai venuto a visitarci. Non si è preoccupato di sapere come ce la stavamo cavando. Eppure, ci sono stati giorni in cui ho temuto di non farcela: dovevo assistere papà che stava malissimo e badare a me stesso. Io avevo difficoltà respiratorie, febbre alta e dolori che mi impedivano qualsiasi movimento. Eravamo entrambi attaccati ad un respiratore e mi disperavo”.
E poi?
“Considerato che da Torre del Greco non riuscivo ad avere risposte e assistenza, amici e parenti che hanno vissuto il Covid mi hanno suggerito di chiedere aiuto all’Usca di Gragnano: è stata la nostra salvezza. Medici e infermieri dell’Unità speciale di continuità assistenziale di Gragnano – che non finirò di ringraziare – sono venuti a casa, ci hanno curato e offerto assistenza fisica e psicologica. Non potete immaginare quanto faccia bene ricevere una telefonata dal medico che si sta prendendo cura di te. Ed è ciò che hanno fatto quegli specialisti”.
Che cosa le lascia questa esperienza?
“Paura e amarezza. Ma quando starò meglio, mi impegnerò per aiutare le tante persone che stanno ancora vivendo questo incubo e non sanno a chi rivolgersi. Sarò a disposizione di tutti. Intanto voglio dire di non sottovalutare il Covid e di prendere tutte le precauzioni possibili. Questo virus è subdolo, può colpire chiunque e può fare molto male anche ai più giovani”.