L’industria automobilistica promette che i veicoli autonomi saranno molto più sicuri sulla strada e con meno errori commessi dagli esseri umani. Tuttavia, nonostante siano piuttosto avanzate, l’interazione delle auto a guida autonoma con la psicologia umana ne ostacola l’usabilità senza soluzione di continuità. Secondo una ricerca appena pubblicata, il divario non è dovuto a un problema tecnico nel sistema o nell’ingegneria, ma tra la comprensione della tecnologia e l’ottimizzazione della stessa per il comportamento umano al volante.
Autonomo, a costo della vigilanza
Ronald McLeod, professore onorario di psicologia dell’ingegneria presso l’Università Heriot-Watt, scrive nel suo libro “Passaggio all’autonomia“, che esiste un enorme divario comunicativo nel modo in cui i sistemi di guida autonoma comunicano con gli esseri umani. Molti conducenti non si sono sentiti a proprio agio seduti dietro le ruote intelligenti, dato che l’auto prende decisioni per conto del conducente umano.
L’interfaccia tecnologica autonoma spesso non è riuscita a decifrare chiaramente cosa c’è davanti, contrariamente a ciò che il conducente può vedere e percepire. Advert esempio, la comparsa improvvisa di un oggetto o di una persona davanti all’auto può provocare uno scontro o provocare un errore tecnico dell’auto, mentre il conducente rimane uno spettatore seduto davanti. Il conducente, incerto sui possibili cambiamenti nella reazione dell’auto, si mette a dubitare dell’affidabilità del sistema.
Persino un chief del segmento come Tesla non è riuscito a capirlo, e ci sono numerose indagini a seguito di gravi incidenti che hanno coinvolto auto con pilota automatico e sistemi di guida completamente autonoma (FSD) inseriti. Inoltre, la società consiglia agli utenti di essere pronti a prendere il controllo se vedono il sistema andare in tilt.
Ciò spesso aumenta l’ansia per le auto a guida autonoma e per quanto siano veramente indipendenti. In poche parole, i conducenti non riescono a rilassarsi e sono costantemente in ansia per i sottili accenni di pericolo derivanti dal fare troppo affidamento o dall’essere eccessivamente scettici.
Passeggero ansioso al posto di guida
Il costante stress sulla psiche umana dovuto alle auto intelligenti non solo porta all’affaticamento del conducente, ma lo rende anche estremamente sensibile agli incidenti imprevisti con la tecnologia autonoma. Sembra più una trappola del tipo “guarda e aspetta” per i conducenti, poiché la guida in definitiva dipende dalla supervisione umana. Il professor McLeod lo descrive come un compito di vigilanza. La comodità delle auto a guida autonoma è legata alla scarsa attenzione da parte del conducente, con conseguente tempo di reazione più lento in caso di emergenza.

In generale, i conducenti affrontano uno stress cognitivo al volante di un’auto autonoma. Marchi come Tesla attendono con impazienza la creazione di auto intelligenti a pieno ritmo, e questo richiede anche di concentrarsi sul colmare il divario tra la psicologia umana e i sistemi di guida autonoma. Le valutazioni degli esperti attraverso modelli di intelligenza artificiale, come Human-in-the-loop (HITL), presentano un approccio solido che embody la visione umana e il loro suggestions direttamente correlato alla tecnologia di guida autonoma. Il libro evidenzia la necessità di una soluzione per colmare questo divario e creare interfacce incentrate sull’uomo per rendere le auto a guida autonoma più sicure in futuro.











