Tornano i roghi tossici a Torre del Greco. Gli abitanti di vico San Vito: “Aiutateci”

Spazzatura incendiata per tre notti di seguito: “Respiriamo veleni”

roghi-tossici-torre-del-greco-mariella-romano-cronaca-e-dintorniTre notti che non si respira in primo vico San Vito a Torre del Greco. Tre notti che qualcuno si diverte ad incendiare i rifiuti che vengono abbandonati dovunque. Fumi tossici che continuano ad avvelenare i residenti e ad appestare l’aria. Una vera piaga per gli abitanti della zona che ormai da mesi invocano controlli e videosorveglianza nella speranza di riuscire a fermare gli scarichi clandestini e i responsabili dei roghi velenosi: la spazzatura bruciata, oltre ad essere altamente tossica, diventa un rifiuto speciale che per essere rimosso richiede l’intervento di squadre specializzate con costi di smaltimento raddoppiati. 

Negli ultimi tre giorni, gli abitanti di primo vico San Vito hanno avvistato per tre volte di seguito il fumo nero alzarsi dalla spazzatura depositata nei pressi dell’arco di villa Ercole. Tra domenica e lunedì, qualche residente ha raccontato di avere udito uno scoppio prima che le fiamme avvolgessero suppellettili, materiale ingombrante e materassi. Un particolare inquietante che alimenta il sospetto che tra i sacchi di plastica neri possa nascondersi materiale altamente nocivo per la salute: vernici, amianto o scarti industriali.

“Abbiamo paura. Respiriamo veleni. È necessario che le autorità intervengano al più presto”, dice una donna che abita in primo vico San Vito: “Servono controlli costanti nel tempo per fermare gli sciacalli che arrivano da queste parti per disfarsi di ingombranti e spazzatura di ogni genere. Più volte gli operai inviati dal Comune hanno ripulito e subito dopo qualcuno si è divertito a insozzare di nuovo la strada. Una metodologia che fa pensare ad una precisa strategia per sporcare la città”.   

Mariella Romano

Mariella Romano

Giornalista freelance, ho imparato il mestiere di cronista consumando le suola delle scarpe. Non canto storie, scrivo ciò che vedo e racconto l’umanità che incontro. Non sopporto i numeri. Non so fare equazioni e conti e, in un mondo di variabili, alla ragione preferisco il cuore. Mi piace, assai, la terra in cui vivo.

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