IONel sud della Francia persiste ancora oggi l’antica e controversa tradizione della corrida della Camargue. In contrasto con le forme più letali di questo sport, i partecipanti – o raseteurs – guadagnare punti strappando vari nastri attaccati ai tori, ognuno dei quali porta con sé un premio in denaro fino a migliaia di euro. Seguendo un gruppo di atleti di origine nordafricana, il documentario di Jérémie Battaglia dipinge un ritratto accattivante della Francia multiculturale.
Per Jawad Bakloul e Belkacem Benhammou, i due giovani al centro del movie, le difficoltà si moltiplicano. A causa della loro origine etnica, la coppia incontra un mondo di contraddizioni quando entra in un’area. Non solo affrontano un pericolo mortale, ma affrontano anche abusi razziali da parte degli spettatori più anziani, in gran parte bianchi, nonostante sostengano un pezzo della cultura tradizionale francese.
Il movie di Battaglia giustappone elegantemente sequenze snervanti delle gare della Camargue con la vita quotidiana di Bakloul e Benhammou. Dopo ogni partita, le loro uniformi di polo e pantaloni bianchi immacolati sono macchiate di polvere e sangue. Un momento particolarmente straziante mostra Benhammou colpito da un toro, che gli provoca un brutale strappo muscolare. Ancora più inquietante è una scena precedente, in cui un gruppo di spettatori si lamenta insensibilmente di noia quando un toro è troppo docile.
Appassionato come il raseteurs impegnati nel loro compito, sembrano inseguire un miraggio di valore per l’intrattenimento degli altri. Allo stesso tempo, il razzismo sistemico impedisce anche agli uomini di essere accettati altrove: sebbene altamente istruiti, alcuni non riescono a trovare un lavoro stabile. Il toccante movie di Battaglia è più che un tributo al talento di questi uomini straordinari: mette anche a nudo come l’integrazione sia raramente un processo a doppio senso, con il peso dell’assimilazione in gran parte posto sulle spalle degli emarginati.











