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Recensione Florence + the Machine – un emozionante cambiamento di tono verso una catarsi cruda e cupa

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‘IO“L’ho cantata solo una volta prima e mi fa tremare”, ammette Florence Welch, accovacciata da sola all’estremità di un palco lungo e stretto. Guardandola comandare quest’area durante il primo dei due spettacoli tutto esaurito a Glasgow in onore del sesto album dei Florence + the Machine, All people Scream, è difficile immaginare che Welch tema qualcosa. Solo pochi secondi fa, correva a piedi nudi, con le gonne a balze raccolte in una mano, sfrecciando attraverso Spectrum (il primo disco della band nel Regno Unito) N. 1, nel 2012) e la sua bruciante richiesta: “Di’ il mio nome!”

Ma la nuova canzone che si sta preparando a cantare preme su un livido. Con intensità frenetica, You Can Have It All soffre per una gravidanza extrauterina che l’ha quasi uccisa, così come per un’industria musicale che punisce le sue star per la maternità. Sopra la chitarra elettrica sgangherata, la sua voce tempestosa si gonfia come vele nel vento forte: “Sono una donna adesso?” Lascia l’area in un silenzio attonito. Fa un inchino ironico.

Florence Welch con il suo coro. Fotografia: Lillie Eiger

All people Scream affronta i cliché familiari di Firenze – emozioni montuose, tamburi tonanti, arpa scintillante – ma con una nuova cupezza, in particolare mentre lotta con questioni di eredità. Nelle canzoni precedenti si arrabbiava contro i demoni metaforici; ora, in One of many Greats, i suoi obiettivi sono più espliciti mentre fissa i suoi coetanei maschi che fanno “musica noiosa” e canta, con il viso teso per la frustrazione, su cosa ci vorrebbe “per conquistare e crocifiggere”.

Con la sua band di lunga information, i Machine, che si esibisce nell’ombra, la Welch è accompagnata da un coro che si contorce, urla e strappa le loro sottovesti schiumose. Questo spettacolo advert alto contenuto drammatico non potrebbe mai essere noioso, ma minaccia di sopraffare: l’orrore popolaresco del coro distoglie l’attenzione da un artista che può trafiggere una folla, da solo, con facilità.

Il singolo Sympathy Magic dell’anno scorso è diventato subito un classico di Firenze: un’altissima richiesta di catarsi attraverso la canzone. “Cos’altro?” urla, prima di gettarsi tra le braccia di un tifoso sulla transenna. Rende il dolore, molto più vicino e l’amore, intenzionalmente deludente. È tenero, tranquillo, cerca di trovare la tempo. “Se lo cantiamo, potrebbe diventare realtà”, offre, ma la Welch, come il suo pubblico, prospera sull’orlo del precipizio.

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