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Recensione di Obex: surreali vibrazioni lynchiane in un creativo tributo ai giochi retrò

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IOSe David Lynch fosse nato 20 anni dopo e avesse feticizzato la tecnologia informatica domestica degli anni ’80, questo è il tipo di movie che avrebbe potuto realizzare: surrealismo analogico in bianco e nero, con macchie di horror a matrice di punti. Il regista Albert Birney interpreta “Laptop Conor”, un recluso che si guadagna da vivere realizzando virtuosisticamente riproduzioni ASCII delle foto preferite delle persone e, nei momenti di inattività, guardando diversi VHS contemporaneamente sul suo stack di tre televisori.

Fuori c’è Mary (Callie Hernandez), una ragazza invisibile che consegna la spesa, e gli inquietanti contorcimenti del mondo biologico sotto forma di una covata di cicale emergente. Ma Conor viene invaso dall’interno quando si abbona a Obex, un videogioco di spada e stregoneria venduto per corrispondenza che ti permette di personalizzare il tuo avatar. Inizialmente deluso, si lascia più coinvolgere quando la sua stampante sputa spontaneamente un comando: “Rimuovi la pelle”. E poi il radioso demone del gioco, Ixaroth, arriva nel suo appartamento e porta through il cane di Conor, Sandy.

La prima metà di Obex ha una netta somiglianza con Eraserhead, con un protagonista fortemente avvolto che fa il giro del suo microverso personale. Birney aumenta l’intensità con scelte di inquadrature storte, ritmo insistentemente lento e sound design e colonna sonora atonali (forniti dal fondatore di Animal Collective Josh Dibb). Ma una volta che Conor indossa un berretto in stile Zelda e attraversa il portale, il movie si rilassa: oltre a essere un omaggio live-action ai classici giochi di ruolo, con Mary trasformata in una venditrice di potenziamenti, la sua avventura si avvicina al tipo di pastiche picaresco del movie muto in cui Man Maddin si diletta.

Concepito con amore e per quanto divertente sia, è discutibile se Obex equivalga a qualcosa di più del semplice servizio di fan sull’altare retrò. Nonostante le grottesche dell’invasione degli insetti, Birney non attinge allo stesso torrente di surrealismo e ambiguità di Lynch. Risolve invece la ricerca lungo linee convenzionali, come una trasposizione diretta dei problemi dell’infanzia di Conor, oltre a renderla un racconto ammonitore sulla fuga indiretta nelle realtà virtuali. Ma girato con molta inventiva e gusto fai-da-te, questo rottame a 8 bit incuriosirà sia le vecchie teste che i nostalgici della generazione Z.

Obex è sulle piattaforme digitali dal 9 marzo.

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