Tl crew di Fisherman’s Buddies ha trovato una nicchia post-Brexit modestamente redditizia: storie di imprese anglosassoni culturalmente in pericolo, spinte verso un delicato miglioramento attraverso alcune canzoni e risate, un pizzico di sentimento e un populismo scatenante. All’inizio erano baracche di mare quasi dimenticate; ora è il declino del commercio dei pub, rappresentato qui da stabilimenti rivali del West Nation. All’angolo di una strada, il DroversArms, locale sputo e segatura, supervisionato dal vedovo Martin Clunes, sale della terra (leggi: emotivamente represso), che viene lentamente strangolato dalla catena di approvvigionamento del suo birrificio. Dall’altro, il gastropub la-di-da dello stesso birrificio, di proprietà e gestito in modo alquanto inverosimile dal posho Pritchard (Luke Treadaway).
La scena potrebbe essersi spostata all’interno – ahimè, è scomparso lo situation della Cornovaglia di Fisherman’s Buddies – ma la system rimane più o meno la stessa: esposizione goffa, “Problemi” maiuscoli, gag di papà variamente lamentose. Emerge tensione tra Clunes e il figliol prodigo Jonno Davies, finché quest’ultimo non propone un’concept radicale per salvare l’attività: la produzione di birra fatta in casa. Davies ha un imbarazzante ricongiungimento con la vecchia fiamma Gabriella Wilde, che ora è convivente con Treadaway e senza dubbio mangia cigno a colazione. Ma le risoluzioni sono davvero arbitrarie: bastano appena 10 minuti perché l’abitante del villaggio che sabota il microbirrificio trovi un finanziamento collettivo per la sua sostituzione. Il co-sceneggiatore e regista Nick Moorcroft deve pregare affinché la simpatia del pubblico per strutture traballanti e senza fronzoli come i Drovers si estenda al movie stesso.
Il nocciolo del solid conta insieme ai culminanti Actual Ale Awards, che diventano la scena del risultato a sorpresa meno sorprendente del cinema attuale. Clunes almeno si prende la briga di mettere insieme un personaggio partendo da ciò che gli è stato messo davanti, e Mark Addy – nei panni dell’ubriaco della città – si impegna coraggiosamente in una gag asmatica che coinvolge balli morris intrisi di discoteca. Josie Lawrence e Miles Jupp, intravisti brevemente, avrebbero potuto improvvisare un movie più divertente tra loro. Gli aspiranti cenni sfacciati a TikTok e al dogging vengono pronunciati alla maniera di un deputato di backbench, e sicuramente ci deve essere un argomento più forte per preservare i nostri pub che “l’ultimo rifugio per i depressi di mezza età”. Ken Loach e Paul Laverty ci sono quasi riusciti con The Previous Oak del 2023, ma la variante delicata di Moorcroft è a dir poco una birra debole.
● Mom’s Delight è nei cinema britannici e irlandesi dal 6 marzo.













