IOPotrebbero quasi essere gli anni ’90: in una O2 Enviornment tutto esaurito, Morrissey in camicia rosa e la sua band di cinque elementi radunano il pubblico con gli suedehead, ognuno dei quali urla “perché” in massa. È come se i suoi ultimi vent’anni di acceso attivismo politico non avessero danneggiato la sua reputazione. E poi la situazione si riprenderà presto, ci assicura, perché la sua morfina ha appena fatto effetto. Qualche risata. Probabilmente scherzando?
Allusioni agli oppiacei a parte, la narrazione tra le canzoni è un classico tour-de-Moz. Inciampa dall’autoesaltazione al rimprovero delle “stronze gelose” e alla sua consueta bestia nera, la cultura dell’annullamento che lo ha così completamente declassato che non ha altra scelta che stare su una grande piattaforma e raccontare tutto a 20.000 fan. Sebbene le sue insinuazioni sembrino perse tra la folla, il suo allineamento con i punti di discussione di estrema destra viene alla ribalta nel recente singolo Notre-Dame, un ripugnante lamento synth-pop apparentemente basato su cospirazioni sfatate (e ampiamente islamofobe) secondo cui i piromani avrebbero appiccato l’incendio del 2019 alla cattedrale di Parigi. “Sappiamo chi ha cercato di ucciderti”, canta, rivolgendosi alla cattedrale stessa. “Prima degli accertamenti dicevano: qui non c’è niente da vedere”.
Le canzoni degli Smiths sembrano arrivare da un’altra linea temporale. La prima della serata, A Rush and a Push and the Land Is Ours, assume una grandezza psichedelica, mentre l’elegiaca I Know It is Over è accompagnata dalle immagini della sua defunta madre. Ma il momento si perde nell’arrangiamento dal vivo piatto, con il suo potente canto che da solo trascina la band fino ai picchi emotivi della ballata.
Poi torna in tribunale, dichiarando timidamente di essere “preoccupato per la sicurezza di tutte le comunità, ma quella che è a rischio ora è la mia”. Uh oh. Sembra che l’effetto della morfina stia svanendo. Annuncia le chitarre taglienti di Irish Blood, English Coronary heart in un tripudio di luci rosse, presentando la canzone come uno spettacolo infernale da rivoltare lo stomaco. In nessun luogo la disconnessione cognitiva da un vecchio punto fermo di Morrissey è più odiosamente evidente, il suo ambiguo nazionalismo smascherato dalla sua politica proto-riforma.
Il colpo di frusta derivante da tali minimi fa sì che anche i potenziali massimi siano un gigantesco How Quickly Is Now? lo lascia crollato accanto alla batteria – mi sento estenuante. A quanto pare il sentimento è reciproco. “Sei stato molto gentile, ma devo andare presto a prendere un’altra morfina”, cube. “Altrimenti muoio.” Il bis è There Is a Gentle That By no means Goes Out: un’esplosione nostalgica di squisite agonie ed estasi. Poi le luci si spengono e il frontman degli Smiths esce dal palco, tornando advert essere Morrissey.













