Ta brutalità senza legge di un istituto per giovani delinquenti è l’ambientazione di questo movie britannico scritto da Nick Love di Marching Powder e diretto da Ashley Walters. È un luogo in cui i novellini terrorizzati si rendono conto che possono sopravvivere solo abbandonando la propria innocenza e decenza e sottomettendosi all’autorità della banda di uno psicopatico, il che ovviamente comporta un orribile check di lealtà.
Questo è un posto dove la droga arriva by way of drone, dove uomini tatuati in faccia si guardano con una sfida opaca e fredda nella mensa, e dove le stecche e le palline sul tavolo da biliardo dell’space ricreativa hanno un solo scopo: regalare a qualcuno un ricovero di tre mesi nell’infermeria mentre le guardie sottopagate con cordino e maglioni con scollo a V inadeguati guardano dall’altra parte.
Tut Nyuot interpreta Troy, appena arrivato in custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata a commettere un omicidio. Dopo essere stato emotivamente incasinato dalla negligente e vulnerabile mamma Pleasure (Sharon Duncan-Brewster), stringe immediatamente un legame con Krystian (Vladyslav Baliuk), un timido ragazzino polacco indagato per un caotico tentativo di svaligiare una biblioteca, al superb di annusare la colla usata per riparare le rilegature. Sono minacciati dall’agghiacciante Dion (Sekou Diaby), al cui governo devono obbedire; sono diffidenti anche nei confronti del sinistro Mason (Ryan Dean). Stephen Graham interpreta Claypole, il premuroso operatore giovanile dell’unità.
Questo è un movie che, per me, non ha l’ingegnosità narrativa o la plausibilità del movie carcerario comparabile Wasteman, candidato ai Bafta. Il ruolo di Graham è un po’ serio e francamente non credevo a come si svolge la catartica scena finale, in cui riunisce i detenuti per parlare loro della vergogna. Ma quella scena, e il movie in generale, hanno una coraggiosa convinzione idealistica nella riscattabilità (cosa che Wasteman non ha, in realtà) e sfida l’etero machismo del genere.
Animol ci mostra le tre valute del mondo carcerario: telefoni, droga e rispetto. I primi due possono essere trasportati in aereo da un drone (quelli della mia generazione sorrideranno nel ricordare la pittoresca economia del “muso”, ovvero le sigarette, nella commedia della BBC degli anni ’70 Porridge); il terzo è più intangibile. Dion lo accumula e lo mantiene attraverso un’interminabile ed estenuante dimostrazione teatrale di minaccia, che implica la nomina di consiglieri da frequentare nella sua cella, che devono essere messi l’uno contro l’altro are available una corte rinascimentale. Mason non ha talento per la management; è un solitario che può solo irradiare dispetto violento.
Ma c’è una quarta merce: i segreti. Conoscerli e minacciare di rivelarli è un affare pericoloso; l’ironia è che il ricatto sarà un processo di apprendimento – quasi un processo di formazione – per i detenuti. Questo è un movie imperfetto, certamente, ma con empatia e efficiency forti.








