Tecco una scena di questo documentario ucraino in cui una donna alza bruscamente le spalle all’offerta di evacuazione dalla sua proprietà in prima linea. Suo figlio ha presentato la richiesta alla squadra umanitaria volontaria che trasporterà i civili in salvo nell’est del paese. Ma lei si prende cura di suo fratello, che è paralitico, protesta la donna – e che dire del suo pastore tedesco? Mentre le esplosioni si avvicinano in modo terrificante, un volontario spiega pazientemente che la sua squadra porterà suo fratello sul minivan – e non preoccuparti, porta il cane. Alla fantastic, la donna accetta di andarsene, asciugandosi bruscamente una lacrima.
Il regista Ivan Sautkin è un regista di professione e ha prestato servizio come volontario nella squadra di evacuazione. A Poem for Little Individuals è il suo movie personale; Sautkin è dietro la telecamera e registra tutto. Queste non sono interviste, spiegazioni o voci fuori campo (il che, a dire il vero, rende difficile seguirle a volte). Il capo dei volontari è Anton, una mente fredda sotto il fuoco più pesante. Il trauma è crudo, le situazioni disperate: in uno, i volontari salvano una donna anziana dal pericolo, ma mentre percorrono strade piene di buche e crepe, si chiedono se stanno facendo la cosa giusta per farla affrontare questo viaggio agonizzante.
Nella seconda parte del movie, Sautkin fa visita a due donne, amiche e vicine di casa, che vivono in un condominio in una città vicino al confine russo. Mentre gli invasori entrano in Ucraina, Zinaida, una donna ordinata sulla ottantina, spia attraverso le sue tende, annotando attentamente quanti carri armati entrano, fornendo l’informazione all’esercito ucraino. Al piano di sopra, la sua amica Taisia scrive poesie criticando i russi. Non ci sono piccole persone qui.










