Dsapevi che “Frankenstein” non è il nome del mostro, ma dello scienziato pazzo che lo ha creato? La risposta è quasi certamente sì. Ma questo non è dovuto al movie del 1935 La sposa di Frankenstein, che sembra aver creato questo mostruoso malinteso: perché ammettiamolo, l’concept di uno scienziato svizzero di mezza età che si sposa non è poi così scioccante. In quel sensazionale sequel di Frankenstein con Boris Karloff che ritorna nei panni del mostro, Elsa Lanchester period la sua sposa e Mary Shelley, un raddoppio che potrebbe aver ispirato questo nuovo riff sull’altra metà del mostro della sceneggiatrice e regista Maggie Gyllenhaal. C’è un’altra efficiency straordinaria di Jessie Buckley nei panni della sinistra sposa, che lascia segni di morsi selvaggi su tutto lo situation e sul suo galante co-protagonista Christian Bale. E’ il suo nome, non il titolo, a meritare il punto esclamativo..
Questa nuova storia della moglie del mostro è una commedia nera violenta e turbolenta con colpi di scena di Rocky Horror e estesi omaggi alla raffinatezza del cilindro e del frac del giovane Frankenstein di Mel Brooks. È anche un viaggio tra gangster dei ruggenti anni ’20 e ’30 con Mr e Mrs FM reinventati come una sorta di Bonnie e Clyde post-morte. Prende come premessa l’concept che Mary Shelley sia un fantasma arrabbiato, che vomita negli oscuri inferi il suo disprezzo patrizio per gli uomini mediocri che la circondavano nella vita, e desiderava una donna vivente adatta in cui insinuarsi di nuovo.
Shelley si imbatte in Ida (Buckley), una donna dura ma astuta che frequenta il locale di Chicago di proprietà del saggio signor Lupino (Zlatko Burić). Quando il fantasma di Shelley entra in Ida in questo posto una notte, il suo corpo ha convulsioni per la possessione, farfugliando, sussultando e facendo libere associazioni nei toni britannici della signora Shelley, come un incrocio tra Regan ne L’Esorcista e una versione molto elegante del comico cult Charlie Chuck, che grida a caso “Woof! Abbaia! Ciuchino!” Lupino fa eliminare Ida, ma poi il mostro di Frankenstein in persona si presenta in modo toccante negli uffici della scienziata Dr Euphronious (Annette Bening), chiedendo pietosamente un compagno per alleviare la sua solitudine e la frustrazione coniugale. Quindi riesuma Ida e la riporta in vita; la non morta Ida ora sfoggia capelli crespi, una lingua nera e segni neri come l’inchiostro sulle labbra.
Il mostro di Bale è una creazione molto diversa dalla bomba romantica di Jacob Elordi nel racconto più intricato e raffinato di Guillermo del Toro. Ha i punti stile Munster sulla fronte; la sua faccia è martoriata e piena di lividi come un vecchio pugile ubriaco; e c’è qualcosa dapprima di diffidenza e di quasi paterno nella sua preoccupazione per Ida. La sua concept di stile maschile è l’elegante star di Hollywood Ronnie Reed, interpretato da Jake Gyllenhaal. I giovani innamorati scappano da una coppia di teppisti, poi scappano insieme inseguiti dal logoro poliziotto di Chicago Jake Wiles (Peter Sarsgaard) e dalla sua assistente – e migliore detective – Myrna Mallow (Penélope Cruz).
Nonostante tutte le sue qualità, sembra che ci siano un paio di opportunità mancate: vorrei che avessimo avuto una cerimonia di matrimonio; e vorrei che a Buckley fosse stato permesso di continuare con la voce di Mary Shelley, il che period molto divertente – invece, Gyllenhaal sembra perdere interesse per quell’concept dopo il primo atto. Un peccato. Ma Buckley conferisce una follia così oltraggiosa ed è un ottimo abbinamento con l’imperturbabile Bale, specialmente quando si lanciano in una coreografia incontrollata di sussulti e contrazioni con gli altri festaioli in un evento di classe in cravatta bianca. Senza Buckley, questo sarebbe mancato; con lei, è uno spettacolo molto bizzarro e divertente di felicità coniugale.












