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‘Io ho il potere!’: Il nuovo movie di He-Man si sta prendendo di nuovo troppo sul serio?

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TEcco una regola nell’ambiente della fantascienza e del fantasy – o almeno dovrebbe esserci – secondo cui questi tipi di proprietà non dovrebbero mai e poi mai impostare alcuna azione nel nostro sistema solare. Con la notevole eccezione di Alien: Earth, che riformula abilmente gli xenomorfi del franchise come poco più che soffici gatti domestici rispetto al talento dell’umanità per l’autodistruzione, è quasi sempre una pessima concept. Chi ricorda Galactica 1980, il ramo di Battlestar Galactica dei primi anni ’80 che durò tutta una stagione? O le ultime stagioni di Lexx, che hanno preso una delle opere spaziali più gloriose della televisione e l’hanno prontamente rimpicciolita parcheggiando gran parte dell’azione in questo sistema solare.

Assurdo… l’originale He-Man. Fotografia: Padroni dell’Universo

E poi ci fu l’adattamento per il grande schermo del 1987 di Masters of the Universe, che in qualche modo decise di mandare il nordico Dolph Lundgren a Los Angeles prima ancora che il pubblico avesse finito di abituarsi all’concept che lui fosse He-Man – come se la vera sostanza del fantasy epico non fossero castelli con le facce di teschi, stregoneria cosmica e uomini costruiti come libri di testo di anatomia esplosi, ma centri commerciali, parcheggi e la vaga promessa di una meals court docket californiana.

Questa è stata una cattiva concept per ovvi motivi. Se hai mai guardato He-Man and the Masters of the Universe dei primi anni ’80, saprai bene che potrebbe essere il programma per bambini più psichedelico mai introdotto di nascosto nella televisione pomeridiana senza un’etichetta di avvertimento. In un episodio, He-Man scende in un mondo sotterraneo surreale fatto di piattaforme galleggianti, gravità distorta e pericolo astratto, dove la logica spaziale crolla completamente. In un altro, Skeletor governa un mondo da sogno condiviso da incubo, in cui tutti sul pianeta sono intrappolati, come una sorta di dio ossuto e pazzo. Eternia non period tanto un luogo quanto un’allucinazione collettiva. Questo è il motivo per cui Lundgren e soci sono ricordati meno come eroi mitici che come studenti di scambio intergalattico profondamente confusi, che vagano nella periferia della California alla ricerca di una fermata dell’autobus per tornare alla fantasia.

Vacanza californiana… Dolph Lundgren nel movie del 1987. Fotografia: Cannon/Kobal/Shutterstock

Forse è questo senso di perdita astratto e fuorviante che ha ispirato il prossimo riavvio di Travis Knight, il cui primo trailer è stato pubblicato on-line questa settimana. Qui, il principe Adam di Nicholas Galitzine è stato in qualche modo esiliato (di nuovo) sulla Terra, dove lavora in un noioso ufficio e sogna un ritorno su Eternia, se solo riuscisse a mettere le mani sulla famosa Spada Potere di Fortress Grayskull. Te lo ricordi? Sì, è la cosa affilata e brillante che ti trasforma in He-Man se sei in grado di pronunciare la leggenda ispiratrice: “Per il potere di Grayskull, io ho il potere!”

Il nuovo trailer è molto, molto desideroso di mostrarci che tutti i punti fondamentali dello present televisivo originale sono a posto, anche se il nostro eroe è inizialmente impantanato nel purgatorio di spingere la carta. Idris Elba è Man-At-Arms, Alison Brie è Evil-Lyn e la luminosa Morena Baccarin interpreterà la Strega di Fortress Grayskull. Jared Leto è Skeletor, e in qualche modo hanno scelto Kristen Wiig per dare la voce a Roboto, un personaggio che anche io faccio fatica a ricordare dallo present originale.

Ciò suggerisce che Knight e il suo group comprendano quanto fragile sia ora questa proprietà e stiano rispondendo accumulando nomi, tradizioni e significanti familiari. È un trailer che vuole disperatamente farti sapere che tutte queste cose sono importanti, il che forse non sorprende dato che le più recenti apparizioni di alto profilo di He-Man hanno attirato una risposta decisamente contrastante.

Masters of the Universe: Revelation, la ben intenzionata rivisitazione per il piccolo schermo del 2021 di Kevin Smith, è stato criticato per aver messo da parte del tutto il Principe di Eternia a favore della spalla Teela, caricando la mitologia con un livello di gravità emotiva e ricerca dell’anima metatestuale che si adattava a disagio a un franchise il cui fascino originale risiedeva nella sua schietta certezza coloration neon. Il risultato è stato un promemoria del fatto che He-Man, dopo più di 40 anni di esistenza, rimane una proprietà sottilissima che crolla nel momento in cui inizia a porre domande a cui non è mai stato progettato per rispondere.

Lo spettacolo originale funzionava grazie al suo tema musicale gloriosamente esagerato e alla sua assoluta determinazione a godersi gli eccessi dei ragazzi: muscoli enormi, linee morali chiare, cattivi che ridacchiavano e problemi che potevano essere risolti colpendoli molto duramente. Il minuto spettacolo successivo ha cercato di scusarsi per il fatto che i suoi motivi centrali erano una spada magica e un problema di quantity, il tutto ha cominciato a ripiegarsi su se stesso.

Si cube che Knight sia un grande fan dell’originale Masters of the Universe, ed è difficile immaginare qualcuno più intrigante del regista dietro Kubo e la spada magica per dare nuova vita a He-Man. Eppure c’è la fastidiosa sensazione che aggiungere carne, consistenza e sfumature emotive a una proprietà la cui immagine più iconica è un cattivo letteralmente fatto di ossa potrebbe non essere la soluzione più naturale. Masters of the Universe ha sempre prosperato sull’astrazione – sugli archetipi, sulle sagome e sulla forza schietta del mito – e più insisti a completarlo, a radicarlo o a spiegare come funziona, più rischi di scoprire che in realtà non c’è molto da spiegare.

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