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I cantanti Bhuvanesh Komkali e Jayateerth Mevundi hanno esplorato le due traiettorie della bhakti: saguna e nirguna

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Bhuvanesh Komkali e Jayateerth Mevundi con Mandar Puranik (tabla), Dhyaneshwar Sonawane (samvadini), Sunil Kumar (bansuri) Varsha (supporto vocale), Suryakant Surve (manjira) e Sukhad Munde (pakhawaj). | Credito fotografico: accordo speciale

“Tuka Mhane, Kahe Kabira” – un evento musicale unico organizzato da Pancham Nishad si è recentemente tenuto presso la Chowdiah Memorial Corridor, Bangalore. I cantanti Bhuvanesh Komkali e Jayateerth Mevundi hanno iniziato il concerto con l’abhang di Sant Jnaneshwar “Tuj sagun manu ki nirgun re”. La composizione alludeva alle due traiettorie della bhakti: il culto della “saguna” (caratterizzato da una forma specifica e un insieme di attributi) rispetto al “nirguna” (senza forma). Queste dualità paradossali erano rappresentate dagli abhang di Sant Tukaram e dai mistici doha di Sant Kabir.

Anche la scenografia period in consonanza con il tema, con sorprendenti ritagli di abhang come “Bolava Vittal, pahava Vittal, karava Vittal”, “Avgha rang ek jhala” e composizioni di Kabir come “Ud jayega hamsa akela” e “Rehena nahi des birana he” – evidenziando così queste contrarietà attraverso interpretazioni di bhajan nirguni e abhangs esaltando l’incantevole immagine di Vittala.

L’interpretazione lirica di Jayateerth del “saguni” “Rajasa sukumar, madanancha puttala” che raffigura la bellissima forma regale di Vittala in raag Shivaranjini aveva un fascino accattivante. Questo fu seguito da un altro abhang di Sant Tukaram che presenta affinità con una concezione ‘nirguni’: ‘Anureniya thokada, tuka akasha evada’ dove descrive se stesso come una persona insignificante e allo stesso tempo vasta ed espansiva come il cielo, riferendosi al suo sé corporeo come un’illusione. L’abhang immortalato da Pt Bhimsen Joshi in raag Malkauns è stato reso con fervore da Jayateerth, evidenziando sia il concetto di “sagun” che quello di “nirgun”.

Bhuvanesh Komkali ha intrapreso un viaggio musicale profondamente meditativo con il profondo nirguni Kabir bhajan, ‘Niharwa humka na bhave’ – il desiderio di una sposa per la sua casa natale come metafora del desiderio dell’anima per il divino in taal Deepchandi, riarticolando la sorprendente miscela di elementi classici e popolari in suo nonno e maestro Pt. L’interpretazione di Kumar Gandharva. Questo è stato seguito da un altro nirguni Kabir bhajan ‘Sunta hai guru gyani, gagan mein awaz ho rahi jeeni jeeni’, caratterizzato da una struttura melodica unica che porta l’impronta di Pt. Lo stile inimitabile di Kumar Gandharva ricorda le melodie popolari di Malwa.

La delineazione piena di sentimento di Jayateerth Mevundi di un altro nirguni Kabir bhajan “Guru bin kaun batave baat” in raag Madhuvanti è stata contrassegnata da una solennità contemplativa e da una gravità che si è trasformata in un vivace abhang “Ma ganadeva”, seguito da un canto sonoro del “gajar” “Jnanoba, Mauli Tukaram”.

Bhuvanesh Komkali ha presentato un’altra affascinante composizione di Kabir: “Kaun thugwa nagariya lutal ho” (quale ladro ha saccheggiato questa città?) – una canzone filosofica sulla mortalità e l’inesorabilità del tempo resa in un melodioso Manj Khamaj. Il contrappunto di Jayateerth al nirguni Kabir bhajan period un toccante Kannada bhajan “Yake mookanadyo guruve” di Jagannatha Dasaru della Madhwa sampradaya a Raag Jaunpuri.

In questa spettacolare odissea musicale devozionale, i due cantanti sono stati accompagnati da un abile ensemble di accompagnatori: Mandar Puranik alle tabla, Dhyaneshwar Sonawane al samvadini, Sunil Kumar al bansuri, Varsha (un discepolo di Bhuvanesh Komkali al supporto vocale), Suryakant Surve al manjira e Sukhad Munde al pakhawaj). L’eloquente commento di Dhanashree Lele, in marathi e hindi, si è distinto come sfondo elogiativo per questo maestoso intreccio delle dimensioni saguna e nirguna della poesia e della musica della bhakti.

Bhuvanesh Komkali e Jayateerth Mevundi hanno concluso la serata con un’affascinante interpretazione congiunta della composizione di Kabir: “Avadhoota gagan ghata geherayire” in raag Bhairavi e Keherwa taal.

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