ONegli ultimi dieci anni, il chitarrista brasiliano Fabiano do Nascimento ha affinato un suono così muscoloso ed espansivo da far pensare che il prolifico solista e collaboratore avesse quattro mani per suonare le sei corde del suo strumento. I suoi 14 dischi dal debutto Dança do Tempo del 2015 includono di tutto, da un tenero album di duetti con il sassofonista Sam Gendel, The Room, agli Aquàticos con influenze elettroniche con il produttore E Ruscha V, e le trame percussive delle tabla di Cavejaz. In Vila, Nascimento si appoggia alla composizione orchestrale, presentandosi insieme alla Vittor Santos Orquestra di 16 elementi.
Impiegando la sua caratteristica combinazione di melodie pizzicate con le dita e strimpellate percussive, la efficiency di Nascimento negli 11 brani di Vila mostra la sua capacità di intrecciarsi perfettamente attraverso la gamma dinamica dell’orchestra piuttosto che interpretare un singolo ruolo. In Spring Theme, stabilisce una semplice melodia solista che guida l’ensemble ed è ancorata attraverso ondate di archi e un morbido ritmo shaker, mentre in Tema em Harmônicos il suo fingerpicking rispecchia il battito delle percussioni manuali mentre una tromba sordinata prende invece il comando; L’intricata pennata di Plateau risponde ai toni staccati della sezione degli ottoni, conducendo e seguendo simultaneamente. Gli arrangiamenti del direttore Vittor Santos fanno riferimento alle succulente orchestrazioni influenzate dalla bossa del connazionale Arthur Verocai, producendo armonie avvolgenti e sovrapposte su Valsa e Floresta Dos Sonhos.
È musica d’atmosfera fantasiosa che non raggiunge mai del tutto il suo pieno potenziale drammatico ed esplosivo. Invece, l’album si crogiola in linee gentili e ampie di viola e violino, e alterna tra pennate metalliche e calde strimpellate sulla chitarra. Nascimento è virtuosistico nella sua destrezza e raggiunge l’apice nell’allegro O Tempo (Foi o Meu Mestre), dove passa da uno swing doppio a un dondolamento struggente a metà tempo, il che dimostra che anche senza un crescendo o un assolo che cattura l’attenzione, può ancora commuovere gli ascoltatori con la sua morbida melodia.
In uscita anche questo mese
Cantante ghanese LamisiLet Us Clap (Actual World) combina un feroce messaggio attivista sui diritti delle donne con una produzione martellante che presenta il tradizionale ritmo people ghanese e l’elettronica. I battiti di mani sparsi e le voci elaborate di No Orgasm in Heaven sono un punto culminante. Un gioiello riscoperto degli anni ’70, Tilaye GebreSaxophone With the Dahlak Band (Muzikawi) presenta il sassofonista psych-jazz etiope all’apice delle sue potenzialità, ancorando tutto, dal ritmo reggae al funk guidato dall’organo e allo swing lento nel tono roco del suo sassofono. Maestri maliani del ngoni a corda e del balafon a percussione Neba Solo e Benego Diakité pubblica A Djinn and a Hunter Went Strolling (Nonesuch), 10 tracce di groove profondamente funky sostenuti da delicati arrangiamenti corali.









