Secondo i gruppi di monitoraggio dei diritti civili e dell’estremismo, l’incitamento all’odio e la retorica ostile nei confronti degli indiani e di altri asiatici del sud negli Stati Uniti sono aumentati notevolmente tra il 2023 e il 2025, poiché le politiche di immigrazione e visti sono diventate punti critici nel dibattito politico nazionale. I ricercatori affermano che il discorso on-line si è sempre più spostato dalla critica incentrata sulla politica agli attacchi razzializzati, con insulti anti-indiani, stereotipi e narrazioni di cospirazione che si diffondono ampiamente sui social media. L’aumento ha coinciso con una rinnovata attenzione all’immigrazione di lavoratori qualificati, in particolare il programma di visti H-1B, e con la crescente visibilità delle comunità di origine indiana e dei personaggi pubblici negli Stati Uniti.
Forte aumento dell’odio contro gli indiani e gli asiatici del sud
Secondo Cease AAPI Hate, citato dal New York Instances, l’uso di insulti contro l’Asia meridionale negli spazi on-line associati alla violenza mirata è aumentato del 115% tra gennaio 2023 e dicembre 2025. L’organizzazione ha affermato che gran parte dell’aumento è stato guidato da contenuti specificamente rivolti agli indiani, che riflettono una più ampia ostilità legata ai dibattiti sull’immigrazione e all’ansia demografica.Una tendenza simile è stata identificata dal Middle for the Research of Organized Hate, che monitora l’estremismo on-line. Il gruppo ha scoperto che i submit su X contenenti insulti, stereotipi o narrazioni anti-indiane come appelli a “deportare gli indiani” o affermazioni di “acquisizione del potere da parte degli indiani” hanno generato circa 280 milioni di visualizzazioni in circa due mesi a metà del 2025. I ricercatori hanno affermato che la portata del coinvolgimento ha mostrato quanto velocemente story retorica possa diffondersi una volta amplificata dagli algoritmi dei social media.
Il dibattito sull’immigrazione e sui visti come fattore scatenante
Gli analisti hanno collegato l’impennata dell’ostilità on-line alla rinnovata attenzione al programma di visti H-1B, che consente ai datori di lavoro statunitensi di assumere lavoratori stranieri qualificati. Gli indiani rappresentano circa i tre quarti delle richieste H-1B approvate, il che li rende un obiettivo centrale nei dibattiti su lavoro, salari e outsourcing. I critici sostengono che il programma svantaggia i lavoratori nati negli Stati Uniti, mentre i sostenitori affermano che affronta la carenza di manodopera in settori specializzati.
Impatto economico e opinioni degli economisti
Gli economisti e i ricercatori del mercato del lavoro hanno generalmente scoperto che i professionisti indiani che lavorano con visti H-1B contribuiscono positivamente all’economia statunitense. Studi condotti da economisti come Giovanni Peri dell’Università della California, Davis e William Kerr mostrano che l’immigrazione altamente qualificata è associata a una maggiore produttività, innovazione e creazione di posti di lavoro. Una ricerca pubblicata dal Nationwide Bureau of Financial Analysis ha scoperto che i lavoratori H-1B spesso integrano piuttosto che sostituire i lavoratori nati negli Stati Uniti, contribuendo alla crescita salariale e all’espansione economica complessiva.
Echi di teorie del complotto
Gruppi di difesa e ricercatori hanno notato che parte della retorica rispecchia elementi della teoria del complotto della “grande sostituzione”, riformulando gli indiani sia come attori d’élite che come minacce demografiche. Gli esperti hanno avvertito che tali narrazioni possono offuscare il confine tra il dibattito politico e il focusing on razziale, aumentando il rischio di normalizzare l’ostilità.
Impatto sulle comunità indiane e dell’Asia meridionale
I chief della comunità hanno affermato che l’aumento dell’odio on-line ha aumentato l’ansia tra i residenti indiani e indiani americani, anche se il gruppo rimane una delle comunità di immigrati in più rapida crescita, più istruite ed economicamente di successo negli Stati Uniti. I ricercatori hanno avvertito che una prolungata ostilità on-line potrebbe sfociare in discriminazione offline se i dibattiti politici e programmatici continueranno a essere inquadrati in termini razziali piuttosto che in discussioni basate sull’evidenza.









