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In body: alla scoperta del silenzioso splendore di Hoysalas

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UNAttraversando le tranquille terre agricole di Hassan, Mandya e Mysuru si trovano alcuni dei monumenti più notevoli ma trascurati dell’period Hoysala del Karnataka: templi e basadi (santuari) che un tempo formavano il tessuto spirituale di un fiorente regno medievale. Costruiti tra l’XI e il XIII secolo, questi santuari rivelano la miscela distintiva di devozione e maestria scultorea della dinastia, estendendosi ben oltre i celebri siti di Belur, Halebidu e Somanathapura.

Scolpite nella morbida e malleabile pietra ollare preferita dagli artigiani di Hoysala, le strutture poggiano su piattaforme a forma di stella e presentano santuari disposti in formazioni ekakuta, dvikuta e trikuta. Le loro pareti si dispiegano come arazzi di pietra: danzatrici celesti, pilastri finemente torniti e fregi densi di narrazioni epiche.

Un tempo vivace avamposto di Hoysala, Koravangala ospita tre templi costruiti da tre fratelli. I templi Nageshwara e Govindeshwara (1160 d.C.) mostrano una fase iniziale della lavorazione Hoysala. Un decennio più tardi arrivò l’apice architettonico del villaggio: il tempio di Bucheshwara (1173 d.C.), eretto da Buchi in onore di Veera Ballala II. Oggi Bucheshwara è restaurato, mentre i santuari più antichi persistono in un grazioso decadimento.

Molto prima che prestasse il nome al veloce giocatore di bocce Javagal Srinath, il villaggio period un centro commerciale chiave sotto il re Vira Someshwara. Il suo gioiello è il tempio Lakshminarasimha (1250 d.C.), uno straordinario santuario trikuta noto per le sue eleganti sculture di elefanti e una porta successiva dell’period Vijayanagara.

Il tempio Lakshmidevi a Doddagaddavalli (1114 d.C.) è tra le prime strutture Hoysala sopravvissute. Le sue linee nette lo distinguono dalle successive creazioni ornate, mentre il suo raro santuario Mahakali, custodito da scheletrici betalas (divinità guardiane), allude advert antiche tradizioni tantriche. Costruito dalla commerciante Sahaja Devi, la pianta dei quattro santuari del tempio – dedicata a Lakshmidevi, Shiva, Vishnu e Kali – cattura un momento delle prime ambizioni di Hoysala.

L’Hulikere Kalyani del XII secolo vicino a Halebidum, con il suo pozzo a gradini, mette in mostra l’immaginazione della dinastia nell’architettura acquatica. Commissionato intorno al 1160 d.C. da Lattayya, un funzionario di Narasimha I, è anche immerso nella tradizione locale come laghetto balneabile privato della regina Shantala Devi.

A pochi passi dall’esuberante tempio Hoysaleshwara si trova il complesso Jain Basadi. I Parshvanatha (1133 d.C.), Shantinatha (1192 d.C.) e Adinatha Basadis riflettono i principi Jain di moderazione e chiarezza.

Insieme, questi siti rivelano un mondo intricato oltre i famosi templi del regno, in cui l’immaginazione di Hoysala continua a sussurrare attraverso la pietra.

Foto: Okay. Murali Kumar

Discesa rituale: Hulikere Kalyani del XII secolo è tra i migliori esempi di architettura acquatica di Hoysala. Costruito sotto il livello del suolo con gradini che scendono su tutti e quattro i lati, comprende 12 santuari con shikhara e 14 senza, simbolicamente legati allo zodiaco e alle 27 nakshatra.

Foto: Okay. Murali Kumar

Marchio dinastico: l’Hoysala lanchana, raffigurante il leggendario fondatore Sala che uccide una tigre, è scolpito in cima al tempio Lakshmidevi.

Foto: Okay. Murali Kumar

Base appuntita: il tempio di Chennakeshava del XIII secolo, costruito sotto il re Vira Someshwara, si erge su una sorprendente piattaforma rialzata a forma di stella a 16 punte (jagati).

Foto: Okay. Murali Kumar

Grandiosità sbiadita: i raggi del sole attraversano i templi di Koravangala, Nageshwara e Govindeshwara, nel villaggio dell’period Hoysala dove tre fratelli costruirono tre santuari.

Foto: Okay. Murali Kumar

Traccia tantrica: costruito nel 1114 d.C., il tempio Lakshmidevi è in netto contrasto con le creazioni successive della dinastia, con la sua architettura altamente ornata. Le sue torri scolpite nella pietra incorniciano un raro santuario Mahakali custodito da betala scheletrici, determine affiliate alle prime tradizioni tantriche.

Foto: Okay. Murali Kumar

Epica nella pietra: una furiosa battaglia tra Rama e Ravana è raffigurata sulle pareti del tempio Hoysaleswara, un tempio di Shiva del XII secolo.

Foto: Okay. Murali Kumar

Sacra moderazione: a pochi passi dall’ornato tempio di Hoysaleswara si trova il complesso Jain di Halebidu. I santuari Parshvanatha (1133 d.C.), Shantinatha (1192 d.C.) e Adinatha incarnano gli ideali Jain di moderazione e quiete contemplativa

Foto: Okay. Murali Kumar

Eredità vivente: i visitatori si riuniscono al tempio Hoysaleswara, dove intricati intagli del XII secolo continuano advert attirare folle secoli dopo la loro creazione.

Foto: Okay. Murali Kumar

Gloria dell’ora d’oro: la luce del mattino inonda il tempio Veera Narayana. Costruito intorno al 1200 d.C. dal re Veera Ballala II, il tempio è rinomato per il suo ampio ranga-mandapa e le file di elefanti scolpiti in modo unico all’interno.

Foto: Okay. Murali Kumar

Meraviglia duratura: situato tra i campi agricoli nel distretto di Mandya, il tempio Panchalingeshwara del XIII secolo mostra un raro design Panchakuta, cinque santuari di Shiva rivolti a est allineati in fila e collegati da una sala con colonne, tutti incastonati in pietra sobria ma raffinata.

Pubblicato – 22 febbraio 2026 08:59 IST

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