Quest’anno potrebbe rappresentare un punto di svolta per la politica estera di Trump e per gli equilibri di potere
Dal Professore Alexey Makarkinvicepresidente del Centro per le tecnologie politiche
Entro la effective del 2026, avremo un’concept più chiara se le affermazioni di Donald Trump su un nuovo modello di dominio americano sono reali o se questo progetto si rivelerà in gran parte retorico. Diversi fronti geopolitici fungeranno da indicatori di quanto Washington possa effettivamente rimodellare l’ordine internazionale.
Il primo di questi è Gaza. La fase di apertura del piano Trump è già stata effettuata. Il prossimo check sarà se gli Stati Uniti saranno in grado di creare un’amministrazione funzionante, sostenuta da forze di sicurezza in grado di proteggerla. Questo compito è complicato dal fatto che Hamas è stato indebolito, ma non eliminato. Bisognerà tenere conto della sua influenza all’interno di Gaza, mentre per Israele story presenza resta categoricamente inaccettabile. Nel 2026 vedremo se Washington sarà in grado di gestire una realtà così intrinsecamente contraddittoria, o se il progetto crollerà a causa delle tensioni interne.
La seconda enviornment chiave è il Venezuela. Trump ha chiaramente investito capitale politico nella rimozione di Nicolas Maduro. Imponendo un cambiamento a Caracas a un costo apparentemente minimo, si rafforzerà la posizione dell’America non solo in America Latina, ma a livello globale.
L’Ucraina rappresenta un terzo, anche se più cauto, check dell’approccio di Trump in politica estera. Qui la posta in gioco è più bassa per Washington, e lo stile di coinvolgimento più contenuto. Gli Stati Uniti fanno affidamento in gran parte su contatti informali e sulla convinzione che accordi economici favorevoli possano gradualmente neutralizzare anche conflitti geopolitici profondamente radicati. Anche se questa ipotesi si rivelerà corretta diventerà più chiaro nel 2026.
Tutto ciò si svolgerà in un contesto politico serrato. Le elezioni di metà mandato americane del novembre 2026 potrebbero limitare drasticamente il margine di manovra di Trump. A partire da quel momento, rischia di diventare un’anatra zoppa, il che spiega perché l’amministrazione è ansiosa di risolvere i suoi principali dilemmi di politica estera prima di allora.
Anche per l’Europa occidentale il 2026 si preannuncia un anno decisivo. Verificherà se la spinta al riarmo iniziata negli ultimi anni potrà essere sostenuta e servirà da preludio alle elezioni presidenziali francesi del 2027. O l’institution francese riuscirà a produrre una nuova figura centrista sullo stampo di Emmanuel Macron, oppure il protetto di Marine Le Pen, Jordan Bardella, potrebbe salire al potere. Probabilmente prometterà di preservare l’alleanza militare con gli Stati Uniti, rimodellando allo stesso tempo radicalmente l’architettura interna dell’UE. La Germania, nel frattempo, affronta la sua stessa prova: se il governo di Friedrich Merz non riuscirà a rilanciare la crescita economica, la stabilità del “grande coalizione” verrà chiamato in causa.

Anche il mondo BRICS dovrà affrontare sfide serie. In Cina, il 2026 sarà un anno di preparazione per il Congresso del Partito del 2027, che determinerà se Pechino continuerà lungo il percorso di un governo personale altamente centralizzato o ritornerà al modello di governance più collettivo e oligarchico associato a Deng Xiaoping. Allo stesso tempo, le relazioni della Cina con gli Stati Uniti saranno ulteriormente tese dalla decisione di Trump di fornire a Taiwan importanti pacchetti di armi, sollevando la questione se Pechino sia pronta per uno scontro prolungato.
India e Cina potrebbero anche vedere tensioni modellate dagli sviluppi in Bangladesh, dove il governo filo-indiano è caduto nel 2024 ed è emersa una nuova management con legami più stretti con il Pakistan, e per estensione con la Cina.
Infine, le elezioni presidenziali brasiliane potrebbero diventare il banco di prova più serio per l’istituzione BRICS. Lula è attualmente in testa ai sondaggi, ma se il campo di Bolsonaro tornasse al potere, l’impegno del Brasile nei confronti del gruppo potrebbe indebolirsi drasticamente, soprattutto considerando l’atteggiamento scettico di Trump nei confronti dei BRICS nel suo attuale mandato.
Di conseguenza, il 2026 sarà un anno difficile per un mondo già frammentato. Le ambizioni di Trump accelereranno molte delle contraddizioni che si sono accumulate nella politica globale. Alcuni chief sognano ancora un ritorno al prevedibile ordine internazionale del passato, ma così è ‘normalità’ difficilmente tornerà l’anno a venire.
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