Il riferimento a una rottura monetaria ormai passata è stato al centro dell’attenzione al World Financial Discussion board, quando la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha invocato lo “shock Nixon” del 1971 – il momento in cui gli Stati Uniti hanno sganciato il dollaro dall’oro – per sostenere che l’Europa deve ancora una volta utilizzare la perturbazione geopolitica come catalizzatore del cambiamento. “Il 1971 è stato l’anno del cosiddetto shock Nixon e della decisione di separare in un istante il dollaro americano dall’oro. Le basi del sistema di Bretton Woods e l’intero ordine economico globale istituito dopo la guerra sono effettivamente crollate”, ha affermato von der Leyen nel suo discorso.
Ha affermato che l’episodio ha avuto due conseguenze durature: ha aperto la strada a un ordine economico veramente globale, offrendo allo stesso tempo all’Europa un avvertimento sull’eccessiva dipendenza.“Period un avvertimento a ridurre la nostra dipendenza, in questo caso, da una valuta estera”, ha detto, aggiungendo che gli sconvolgimenti geopolitici di oggi rappresentano un momento simile di resa dei conti. “Il cambiamento epocale che stiamo attraversando oggi è un’opportunità, anzi una necessità, per costruire una nuova forma di Europa”.
Perché nel 1971 e perché adesso
La decisione di Von der Leyen di rivisitare la effective del sistema di Bretton Woods – che aveva ancorato le valute globali al dollaro e all’oro dopo la seconda guerra mondiale – è emersa in un discussion board dominato da dibattiti su guerra, frammentazione commerciale e disruption tecnologica.La mossa del 1971, annunciata dall’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, è ampiamente vista dagli economisti come il punto di svolta che ha inaugurato l’period moderna delle valute fiat, dei tassi di cambio fluttuanti e dei flussi di capitale globali. Ha inoltre consolidato il ruolo centrale del dollaro nella finanza internazionale.Traendo spunto da quel momento, von der Leyen ha inquadrato l’instabilità odierna – segnata da guerre, sanzioni, shock nella catena di approvvigionamento e aumento del debito – come un altro punto di svolta, in particolare per l’autonomia strategica dell’Europa.
Un discorso letto oltre il suo testo
Mentre von der Leyen ha parlato di opportunità piuttosto che di gestione della crisi, le sue osservazioni sottolineano tra gli economisti e gli osservatori politici un punto più ampio sull’eredità dell’ordine finanziario post-1971.L’allontanamento dal gold normal ha consentito ai governi di espandere l’offerta di moneta senza il sostegno diretto delle materie prime, un sistema che i critici sostengono abbia contribuito alle pressioni inflazionistiche a lungo termine e all’aumento del debito pubblico. I sostenitori ribattono che ha anche consentito alle economie di crescere, assorbire gli shock ed evitare spirali deflazionistiche.Von der Leyen non ha affrontato direttamente questi dibattiti. Né ha delineato riforme monetarie specifiche. La sua attenzione è rimasta sulla capacità politica ed economica dell’Europa di rispondere collettivamente agli shock, piuttosto che sui meccanismi della finanza globale.
L’Europa a un bivio
Il suo discorso arriva in un momento in cui l’Unione Europea è alle prese con questioni di dipendenza strategica – dall’energia e la difesa alla tecnologia e all’esposizione valutaria – in un contesto di crescente rivalità tra le principali potenze. Anche l’Europa in questo momento è impegnata in un aspro battibecco con il suo più grande alleato e accomplice transatlantico, gli Stati Uniti, a causa della rinnovata spinta di Trump per strappare il controllo della Groenlandia. Invocando il 1971, von der Leyen ha collocato le sfide attuali all’interno di un arco storico più lungo, suggerendo che i momenti di rottura possono ridefinire le strutture di potere, a volte involontariamente.Se l’Europa riuscirà a tradurre questa lezione in una politica concreta – senza ripetere gli eccessi del passato – rimane una questione aperta. Ciò che è chiaro è che un discorso ancorato a uno shock monetario vecchio di mezzo secolo ha riaperto la discussione su chi modella l’ordine economico globale e quanto spazio rimane per rimodellarlo.











