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Blue Davos: la sicurezza idrica ora è centrale a Davos; i rischi economici guidano il cambiamento

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Un tema noto come “Blue Davos” sta cominciando advert emergere all’incontro annuale del World Financial Discussion board, a significare che le questioni legate all’acqua non sono più emarginate nel discorso internazionale. Le connessioni tra fiumi, oceani, ghiacciai e acque sotterranee in quanto sistema stressato stanno ricevendo maggiore attenzione. L’approvvigionamento alimentare, le rotte commerciali, la salute pubblica e la stabilità economica sono tutti sotto pressione, spesso contemporaneamente. Nel 2026, gli Emirati Arabi Uniti ospiteranno solo la terza Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua in quasi 50 anni, alimentando la speranza che questioni di vecchia information possano finalmente trovare attenzione politica e sostegno finanziario. Il tono è più incentrato sul riconoscimento dei confini che stanno diventando sempre più difficili da ignorare che sulla dichiarazione delle crisi.

Cos’è Blue Davos e perché l’acqua domina l’agenda di Davos 2026

A Davos, l’acqua non è più considerata una questione di sviluppo o una nota a piè di pagina della politica climatica. Sotto l’etichetta Blue Davos, viene trattato come una condizione fondamentale per la resilienza economica e la stabilità politica. I briefing evidenziano interruzioni nel ciclo dell’acqua che si manifestano più spesso e durano più a lungo. Inondazioni, siccità e inquinamento stanno toccando le catene di approvvigionamento, i sistemi energetici e le città in modi disomogenei. Mettere gli oceani e le acque dolci nella stessa discussione riflette una visione scientifica più ampia secondo cui i cambiamenti in una parte del sistema tendono a riecheggiare altrove, a volte lontano da dove iniziano.Gli eventi acquatici estremi stanno diventando sempre più comuniGli eventi recenti hanno reso questo modello più difficile da ignorare. Alla high-quality del 2024, i fiumi in alcune parti del bacino amazzonico sono scesi a livelli insolitamente bassi, mentre la Spagna ha dovuto affrontare le inondazioni più gravi degli ultimi decenni. Contrasti simili sono emersi in altre regioni, talvolta all’interno dello stesso paese. L’acqua arriva all’improvviso e in modo distruttivo in alcuni luoghi, mentre si ritira per mesi in altri. I ricercatori spesso lo descrivono meno come una serie di shock isolati e più come un ciclo idrologico che sta andando fuori equilibrio, modellato dallo stress accumulato piuttosto che da un singolo punto di rottura.I dati a lungo termine mostrano una crescente pressione sull’acqua dolceI dischi più lunghi rafforzano questa impressione. Secondo i dati OCSE, dal 1900 la quota di territorio globale colpita da condizioni di siccità è più che raddoppiata. Questa espansione mette a dura prova l’approvvigionamento di acqua potabile e l’agricoltura allo stesso tempo. I grandi laghi offrono un altro segnale. Circa la metà dei laghi più grandi del mondo non si riprendono più facilmente dopo periodi di stress. I bacini fluviali mostrano un’instabilità simile, oscillando tra flussi insolitamente alti e bassi invece di rimanere entro intervalli stagionali familiari.L’esposizione alle inondazioni sta crescendo insieme alla scarsitàIl rischio di inondazioni è aumentato insieme alla carenza d’acqua. Le stime della Banca Mondiale suggeriscono che circa 1,8 miliardi di persone sono esposte a inondazioni significative nel corso di un evento che si verifica una volta ogni 100 anni, la maggior parte dei quali nei paesi a basso e medio reddito. Anche le inondazioni superficiali possono interrompere l’edilizia abitativa, i trasporti e il lavoro quotidiano. Questi impatti sono spesso avvertiti in modo più grave nelle aree in cui i servizi igienico-sanitari e l’accesso all’acqua potabile sono già inaffidabili. Ciò che emerge non è un unico quadro globale, ma un mosaico formato da reddito, geografia e infrastrutture.Gli oceani si stanno riscaldando più velocemente del previstoAnche il lato oceanico del ciclo si sta spostando. Il riscaldamento degli oceani ha subito una forte accelerazione a partire dagli anni ’80, portando effetti che includono la perdita di ghiaccio, l’innalzamento dei mari e l’acidificazione. Ogni anno i ghiacciai perdono centinaia di gigatonnellate di ghiaccio. Questi cambiamenti influenzano i modelli meteorologici e le economie costiere, a volte anche nell’entroterra. La portata di questi collegamenti aiuta a spiegare perché Blue Davos tratta le questioni marine e quelle dell’acqua dolce come parti dello stesso problema piuttosto che come percorsi separati.La posta in gioco economica attira nuova attenzioneL’acqua ha anche un peso economico che sta diventando sempre più difficile da trascurare. Le stime collocano il valore annuo degli ecosistemi acquatici a circa 58 trilioni di dollari. Gli investimenti, tuttavia, non hanno tenuto il passo. Solo una piccola quota dei finanziamenti globali per l’acqua proviene da fonti non-public, lasciando lacune nelle infrastrutture e nella resilienza. Le proiezioni suggeriscono che quasi un terzo del PIL globale potrebbe essere esposto a un elevato stress idrico entro la metà del secolo. Queste cifre stanno spingendo il dibattito verso il rischio e la stabilità a lungo termine piuttosto che verso soluzioni a breve termine.Nuovi approcci stanno cominciando advert emergereAlcune risposte cominciano advert apparire. I programmi di microfinanza incentrati sull’acqua hanno aiutato milioni di persone advert accedere a rubinetti e servizi igienico-sanitari sicuri. I gruppi industriali stanno testando la cooperazione a livello di bacino idrografico, mentre l’innovazione legata agli oceani attira più investitori che in passato. I finanziamenti legati all’economia blu sono cresciuti rapidamente nell’ultimo decennio, spinti in parte dal riconoscimento che il degrado comporta rischi finanziari. Questi sforzi non risolvono lo squilibrio più ampio. Si affiancano all’incertezza e ai tempi lunghi, mentre l’attenzione si sposta lentamente verso il 2026.

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