10. Spafford Campbell – Domani si terrà
Ispirato dallo Spirito dell’Eden di Speak Speak e dai tremanti paesaggi sonori dei primi Bon Iver, Tomorrow Held è il bellissimo secondo album del violinista Owen Spafford e del chitarrista Louis Campbell, il loro primo su Actual World Information di Peter Gabriel. Mescolando brani tradizionali con influenze minimaliste, post-rock e jazz, cambiano gli stati d’animo in modo squisito: dalla riflessività di 26, una traccia in cui i battiti della batteria risuonano in lontananza come battiti cardiaci, ai groove tipo trip-hop di All Your Tiny Bones e al panico febbrile della traccia finale a tutto fuel, 4.
9. Benedicte Maurseth – Mirra
Maurseth non è stato l’unico musicista che quest’anno si è ispirato ai popoli scandinavi cacciatori di renne: anche Panorama of the Spirits di Sara Ajnnak e Ciderhouse Riot ha scandagliato bene questo terreno ghiacciato. Qui il violinista hardanger Maurseth si propone di tradurre in suono la teoria dell’ecosofia, una filosofia di armonia ecologica. Lo fa in modi affascinanti, fondendo i droni e le word pizzicate del suo strumento con registrazioni sul campo dei richiami e dei movimenti di animali e uccelli, e le loro approssimazioni risonanti sul basso, sull’elettronica e sul pianoforte della sua band. Particolarmente potenti sono Kalven Reiser Seg (The Calf Rises), su un cervo appena nato, e Jaktmarsj (Searching March). Leggi la recensione completa
8. Jennifer Reid – La ballata del guardiano
Cantante del dialetto del Lancashire e tenace ricercatrice di canzoni operaie, la voce di Reid è come il suo approccio al folks, piena di bellezza nella sua audacia. Il suo album di debutto mescola canzoni a cappella dirette con canzoni accompagnate da morbide percussioni, armonie stratificate e canti di uccelli, dando a vecchie storie come Spinning Shoddy e Poor Little Manufacturing unit Ladies un nuovo e potente impatto. Mescola anche sorprendenti originali politici come When the Rivers Rise, So Should We, sui banchieri che “si dividono terre destinate a perire”, e Conversa, che collega “i cugini della fabbrica e del name heart nel tempo”.
7. Zoé Basha – Gioco d’azzardo
I toni blues di Basha arrivano come fantasmi dagli albori della radio, ma riesce anche a gestire ballate tradizionali, come Three Little Babes e Love Is Teasin’, con una freschezza tagliente. L’album di debutto di questo franco-americano con sede a Dublino posiziona il materiale folks sulla stessa dolce piattaforma di canzoni nation come Candy Papa Hurry Residence e originali spolverati di influenze ragtime e chanson. I suoi intricati accompagnamenti, dal nyckelharper alla chitarra spagnola e ai sintetizzatori che vorticano nel sub-basso in What Dream Is This, annunciano un nuovo talento rinfrescante. Leggi la recensione completa
6. Lisa Knapp e Gerry Diver – Entroterra
Knapp è stata per lungo tempo un’entusiasmante cantante e interprete folks, con una gamma aperta e selvaggia, e suo marito, Gerry Diver, è un produttore innovativo che lavora con disinvoltura nel folks, nel pop, nel cinema e nella TV. Il primo album ufficiale della coppia embrace una brillante interpretazione cinematografica della ballata assassina Lengthy Lankin e una commovente e fragile corsa attraverso le emozioni della ballata irlandese Lass of Aughrim. Anche la disinvoltura di Knapp con il violino in Monaghan Jig/Monks Jig Set impressiona, così come la sua consegna parlata di istantanee di viaggio in Prepare Music. Leggi la recensione completa
5. Malmin – Med Åshild Vetrhus
Queste ambientazioni luminose e aspre di danze, salmi e ballate norvegesi, provenienti da registrazioni dell’inizio e della metà del XX secolo, non sono per coloro a cui piace il loro folks raffinato e accogliente. I violini di Hardanger digrignano e tremano mentre mandolini e chitarre microtonali scoprono i meravigliosi e nodosi retroterra tra le word. Il ritmo di questo disco vira tra l’energia irresistibile di Hullaspringar (Gap Jumps) e la riverenza del suo climax religioso, Man Fandt Jo Dette Himmelsind (This Heavenly Thoughts Was Discovered), dove la cantante Åshild Vetrhus ti riporta sorprendentemente indietro attraverso i secoli. Leggi la recensione completa
4. Povera creatura – Stasera tutti sorridono
Un super-trio folks irlandese composto da Ruth Clinton dei Landless, Cormac MacDiarmada dei Lankum e il loro batterista dal vivo John Dermody, i Poor Creature si sono discostati dall’intensità degli altri gruppi per realizzare uno dei debutti più sorprendenti, inquietanti e dolcemente pop del 2025. La title monitor e Adieu Pretty Erin scaturiscono da ritmi digitali per suonare come Broadcast che entra nei vortici del folks, mentre in Willie-O e nella canzone d’amore irlandese An Draighneán Donn (The Blackthorn Tree), costruiscono strati di texture deliziosi e onirici. Violini e chitarre si mescolano con theremin, organi della metà del secolo e sintetizzatori moderni per creare una nuova tavolozza intrigante per il genere. Leggi la recensione completa
3. Savina Yannatou, Primavera en Salonico e Lamia Bedioui – Watersong
Una raccolta di 14 canzoni popolari che ruotano attorno a una risorsa essenziale e mistica che può sia purificare che annegare, Watersong ci porta attraverso l’Europa, il Medio Oriente e il Nord Africa con la verve di un esploratore. La cantante greca Yannatou trasmette in modo sorprendente il desiderio in O Onda (L’onda) e A los Baños del Amor (Ai bagni dell’amore), piega la sua voce altrove come un pezzo di percussioni dalle mille sfaccettature e si accorda magicamente con l’altro grande cantante dell’album, il tunisino Bedioui. I suonatori di Primavera en Salonico forniscono anche un affascinante accompagnamento con il ney (un antico flauto), il qanun (una cetra araba) e il waterphone advert arco. Leggi la recensione completa
2. Širom – Nel vento della notte sussurrano incantesimi caduti
Xilofoni dell’Africa occidentale, guembri marocchini e chitarre risonanti sono tra le due dozzine di strumenti che creano i mondi sonori intensi e splendenti del quinto album del trio sloveno Širom. Le sue sette tracce sono accompagnate da titoli opportunamente mistici come Curls Upon the Neck, Ribs Upon the Mountain – una traccia che inizia con intense armonie di violino prima che tamburi e lamenti aumentino un’atmosfera di minaccia – e No One’s Footsteps Deep within the Beat of a Butterfly’s Wings, che fonde il vivace bluegrass con gli acuti sospiri di un flauto. Un viaggio sulle montagne russe che mostra il potenziale degli strumenti tradizionali per creare caos. Leggi la recensione completa
1. Quinie – Forefowk, intendiamoci
Un album che mi ha scavato nel profondo sin dalla sua uscita a maggio, questo set di canzoni di Scots Travellers, messo insieme da Josie Vallely, AKA Quinie (pronunciato “q-why-nee” – “giovane donna” nel dialetto dorico), è arrivato accompagnato da word di copertina e da un movie, girato mentre Vallely viaggiava a cavallo attraverso Argyll. È un set di 11 canzoni grezze, che esplora con vigorosa innovazione ed energia ciò che i nostri antenati (antenati) significano per noi, come si prendono cura di noi e come noi ci prendiamo cura di loro. Influenzato dalle pratiche del canntaireachd (la mimica vocale della musica a fiato), dal canto sean-nós, dal parlato e dal crudo a cappella, è roba che fa vibrare l’anima, ricordandoci del passato mentre ci avviciniamo al nostro fragile futuro. Leggi la recensione completa











