Nalin Haley, figlio dell’ex ambasciatore americano e candidato alla presidenza Nikki Haley, ha suscitato una forte reazione sui social media dopo aver esortato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a partecipare a una messa cattolica come dimostrazione di solidarietà cristiana. I critici hanno accusato Haley di promuovere la religiosità performativa trascurando le questioni irrisolte sul background religioso e sulle associazioni politiche della sua stessa famiglia.Il commento è circolato ampiamente su X domenica sera, suscitando un’ondata di risposte critiche che mettevano in dubbio la logica e l’intento dietro a sollecitare un chief straniero a partecipare a un servizio religioso cristiano. Molti utenti hanno interpretato l’osservazione come un esempio di segnalazione morale selettiva, indicando l’eredità sikh della famiglia Haley e il passato riconoscimento pubblico di tradizioni non cristiane.
Gran parte delle critiche si sono focus anche sul sostegno ben documentato di Nikki Haley a Israele durante la guerra di Gaza. Durante una visita nel 2024, firmò i proiettili dell’artiglieria israeliana con il messaggio “Finiteli”, un gesto che all’epoca suscitò la condanna internazionale. Le risposte on-line hanno giustapposto l’appello di Nalin Haley al simbolismo cristiano con quell’episodio, sostenendo che il linguaggio religioso veniva utilizzato per ammorbidire o legittimare la violenza militare.Diversi put up sono anche riemersi fotografie e aneddoti di Nikki Haley che onorava pubblicamente le tradizioni del passato di suo padre Sikh. I critici hanno citato questi momenti per sottolineare quelle che hanno descritto come incoerenze nei messaggi pubblici della famiglia su fede, identità e geopolitica, in particolare quando la religione è invocata in un contesto politico o di politica estera.La controversia arriva nel contesto di un intenso dibattito negli Stati Uniti sul nazionalismo cristiano, sull’assimilazione degli immigrati e sul ruolo della religione nella diplomazia. I commentatori hanno notato che sollecitare un chief straniero a partecipare a un servizio religioso rischia di trasformare complesse relazioni geopolitiche in show di lealtà basate sulla civiltà o sulla fede.











