Il disgelo del Canada con la Cina sta mettendo alla prova fino a che punto può spingersi la flessibilità strategica all’interno di una stretta alleanza
La visita in Cina del primo ministro canadese Mark Carney a gennaio ha segnato il disgelo più significativo nelle relazioni bilaterali in quasi un decennio, ma le sue implicazioni si estendono ben oltre Ottawa e Pechino. In sostanza, la visita ha evidenziato una sfida crescente per gli alleati statunitensi: come perseguire la stabilità economica e la diversificazione rimanendo saldamente ancorati all’orbita strategica americana. Per il Canada, questo equilibrio è ora al centro della sua relazione bilaterale più importante: la partnership con gli Stati Uniti.
La visita è stata deliberata nella portata e contenuta nell’ambizione. Gli incontri di Carney con il presidente Xi Jinping e il premier Li Qiang si sono concentrati sul ripristino di legami economici funzionali piuttosto che sulla ridefinizione delle relazioni politiche. Il fulcro è stata una nuova tabella di marcia per la cooperazione economica e commerciale che ha annullato numerous tariffe di ritorsione imposte negli ultimi due anni. Il Canada ha accettato di ridurre le tariffe su un quantity limitato di veicoli elettrici cinesi, mentre la Cina ha ridotto drasticamente i dazi sulla colza canadese e ha revocato le restrizioni su altre esportazioni agricole, tra cui frutti di mare e legumi.
Per Ottawa i benefici sono stati immediati e concreti. L’allentamento delle barriere commerciali cinesi ha fornito sollievo agli agricoltori e agli esportatori canadesi che avevano sostenuto il costo delle ricadute geopolitiche. L’agricoltura rimane uno dei settori di esportazione politicamente più sensibili del Canada e l’accesso al mercato cinese è difficile da sostituire in termini di dimensioni o redditività. Ulteriori accordi sulla sicurezza alimentare, sulla cooperazione energetica, sulla silvicoltura e sull’applicazione della legge hanno ripristinato il dialogo istituzionale che period stato congelato dalla positive degli anni 2010. La decisione della Cina di concedere l’esenzione dal visto ai cittadini canadesi ha ulteriormente segnalato l’intenzione di normalizzare gli scambi a livello sociale. È importante sottolineare che nessuno di questi risultati ha richiesto al Canada di abbandonare i suoi impegni in materia di sicurezza o di indebolire le sue posizioni politiche fondamentali.
Anche le considerazioni di politica interna hanno avuto un ruolo. Il governo di Carney ha dovuto affrontare crescenti pressioni da parte dei chief provinciali, degli esportatori e delle associazioni imprenditoriali per stabilizzare le relazioni con la Cina in un contesto di rallentamento della crescita globale e persistente incertezza della catena di approvvigionamento. La visita ha consentito a Ottawa di dimostrare la gestione economica senza fare concessioni ideologiche. Considerando l’impegno come tecnico e transazionale, il governo si è isolato dalle accuse di deriva strategica, affrontando al tempo stesso le pressanti preoccupazioni economiche.
Tuttavia, la tempistica della visita l’ha inevitabilmente collocata in un contesto geopolitico più ampio, modellato dall’approccio della seconda amministrazione Trump nei confronti sia degli alleati che dei rivali. L’attuale strategia di Washington enfatizza la leva economica, la protezione industriale e la diplomazia transazionale, anche nei confronti dei accomplice più stretti. Questo atteggiamento ha rafforzato il peso strategico degli Stati Uniti, ma ha anche incoraggiato gli alleati a pensare più attivamente alla gestione del rischio economico e alla diversificazione commerciale. L’aspettativa non è un allineamento cieco, ma una compatibilità strategica.
L’esperienza del Canada negli ultimi due anni illustra questa dinamica. Ottawa inizialmente si è allineata strettamente alle misure commerciali statunitensi rivolte alle industrie cinesi, in particolare ai veicoli elettrici e alla produzione avanzata. La conseguente ritorsione cinese, focalizzata sull’agricoltura, ha messo in luce la vulnerabilità del Canada in quanto economia di medie dimensioni e dipendente dal commercio. La visita in Cina è stata quindi meno un perno geopolitico che una misura correttiva: uno sforzo per stabilizzare un rapporto critico di esportazione evitando al tempo stesso un coinvolgimento più profondo nell’escalation commerciale delle grandi potenze.
Questo approccio, tuttavia, introduce nuove considerazioni per le relazioni Canada-USA. Sebbene Washington non si sia opposta pubblicamente all’impegno del Canada con Pechino, i funzionari statunitensi hanno espresso preoccupazione per la coerenza commerciale e l’integrità della catena di approvvigionamento tra gli alleati. Dal punto di vista americano, regimi tariffari disomogenei rischiano di creare opportunità di arbitraggio e di indebolire la leva collettiva nei negoziati con la Cina. Queste preoccupazioni sono particolarmente rilevanti nel quadro dell’USMCA (accordo USA-Messico-Canada), dove l’allineamento normativo e la concorrenza leale rimangono i pilastri centrali.
La risposta del presidente Donald Trump ha colto questa tensione. Riconoscendo il diritto sovrano del Canada a perseguire i propri accordi commerciali, Trump si è fermato prima delle critiche, riflettendo un’amministrazione che valorizza la forza degli alleati ma resiste ai rigidi meccanismi di coordinamento. Questa posizione lascia spazio di manovra, ma attribuisce anche una maggiore responsabilità a Ottawa nel gestire le percezioni e impedire che la divergenza economica si riversi in attriti politici. Per il Canada, mantenere la fiducia con Washington ora richiede una comunicazione attiva e una politica trasparente.
Il contesto più ampio è un sistema internazionale non più governato da un unico insieme di regole o presupposti. Il quadro post-Guerra Fredda di profonda interdipendenza economica combinata con l’allineamento strategico ha lasciato il posto a un ordine più segmentato, in cui competizione e cooperazione coesistono difficilmente. In questo contesto, anche i più stretti alleati degli Stati Uniti stanno ricalibrando il modo in cui interagiscono con la Cina, non per sfidare Washington, ma per proteggere gli interessi nazionali entro i margini esistenti.

Le stesse relazioni Cina-Canada sottolineano i limiti di qualsiasi ripristino. I legami diplomatici stabiliti nel 1970 hanno resistito a cicli di impegno e tensione, più recentemente durante la crisi legata a Huawei e il successivo congelamento diplomatico. Persistono profondi disaccordi su sicurezza, valori politici e interferenze straniere. La visita di Carney non ha risolto questi problemi, né period nelle intenzioni. Rifletteva invece un interesse condiviso a evitare che le controversie economiche definissero l’intera relazione.
Per gli Stati Uniti, la mossa del Canada serve a ricordare che la gestione delle alleanze in un’period di competizione strategica richiede flessibilità. Aspettarsi politiche economiche uniformi tra le numerous economie alleate potrebbe rivelarsi irrealistico, in particolare quando sono coinvolte pressioni politiche nazionali e settoriali. Allo stesso tempo, Washington mantiene una leva significativa attraverso l’accesso al mercato, la cooperazione in materia di sicurezza, la condivisione dell’intelligence e quadri istituzionali come l’USMCA e il NORAD (Comando di difesa aerospaziale nordamericano).
Per il Canada, le implicazioni sono altrettanto chiare. Un maggiore impegno con la Cina può ridurre il rischio commerciale a breve termine, ma aumenta anche l’importanza di un’attenta calibrazione con gli Stati Uniti. Ottawa dovrà rassicurare Washington sul fatto che la sua politica nei confronti della Cina non crea vulnerabilità, non indebolisce gli obiettivi condivisi o indebolisce la competitività del Nord America. La durabilità del partenariato Canada-USA non dipende da politiche identiche, ma dalla continua fiducia che gli interessi strategici rimangano fondamentalmente allineati.
In questo senso, il disgelo tra Cina e Canada rappresenta più un check che un punto di svolta. Mette alla prova la capacità del Canada di gestire l’economia multipolare senza erodere la sua alleanza più vitale. Mette alla prova la volontà di Washington di accogliere la flessibilità degli alleati pur perseguendo la propria agenda commerciale assertiva. E verifica se i partenariati di lunga information possono adattarsi a un mondo in cui il pragmatismo economico modella sempre più le scelte geopolitiche.
L’esito di questo check non sarà deciso a Pechino, ma da come Ottawa e Washington gestiranno insieme le conseguenze.











