Da ‘Naachiyar Subsequent’ presentato al Museum Theatre | Credito fotografico: Adithya Narayanan
A più di due decenni dalla sua première, “Naachiyar Subsequent” di Anita Ratnam continua a risuonare tra il pubblico di tutto il mondo. La capacità della produzione di reinventarsi per le nuove generazioni si riflette nella presenza di molti giovani alla sua recente rappresentazione il 26° giorno di Margazhi al Museum Theatre di Chennai. Il fatto che diversi spettatori siano tornati per visioni ripetute sottolinea il suo fascino duraturo e il motivo per cui merita non semplicemente una revisione ma una rivalutazione. E questo lo rende un lavoro avvincente nell’attuale panorama della danza indiana.
Non c’è mai stato un momento di noia in una produzione che scava nel mondo interiore di Andal, la santa poetessa dodicenne che stringe un legame appassionato con Krishna, esprimendo i suoi stati emotivi e fisici con devozione. Il tema in sé non è insolito. Anita non è la prima ballerina advert esplorare la storia di Andal, un legame che ha sviluppato presto quando, all’età di nove anni, ha dovuto esercitarsi con un pezzo su Andal per il suo arangetram. Radicato nelle Scritture e intriso di un’etica vaisnavita, incluso il rituale di Arayar Sevai (eseguito magnificamente da Madhusudan Kalaichelvan), “Naachiyar Subsequent”, tuttavia, portava una sensibilità contemporanea. Andal è stata rappresentata meno come una dea lontana e più come una donna, e questa umanizzazione della divinità ha reso il lavoro commovente.

Oggetti di scena come il pappagallo erano parte integrante della narrazione. | Credito fotografico: Adithya Narayanan
Le produzioni di gruppo tematiche possono essere popolari nella danza classica oggi, ma presentare un lavoro veramente raffinato e completo richiede una comprensione olistica sia della materia che dell’arte. Richiede attingere alle risorse artistic che un artista ha assorbito nel corso degli anni. A questo proposito, Anita ha la fortuna di appartenere a una generazione che è stata testimone della genialità di Rukmini Devi, Chandralekha, Yamini Krishnamurthy, Balasaraswati, Ram Gopal e Uday Shankar, ognuno dei quali ha lasciato un segno indelebile su diversi aspetti della danza. Quell’ispirazione, spesso inconsciamente, trova espressione in “Naachiyar Subsequent”, dove ogni elemento – costume, musica, luci, oggetti di scena, abhinaya, nritta e narrazione – si fonde in modo impeccabile.
Ogni elemento della produzione merita molta attenzione. Prendi il costume, advert esempio: disegnato da Sandhya Raman, utilizzando l’iconico di Madurai sungudi saris ha ancorato magnificamente il lavoro sia socialmente (Andal apparteneva a una povera famiglia di bramini) che culturalmente (è cresciuta a Srivilliputhur vicino a Madurai). Gli accessori convenzionali Bharatanatyam sono stati deliberatamente eliminati, invece semplici perline conferivano freschezza all’estetica visiva.
Anche la musica merita una menzione speciale. L’accompagnamento dal vivo dà sempre un tocco in più a una produzione di danza, e qui l’ensemble di sole donne – cantante, artista nattuvangam, suonatrice veena e multi-percussionista – non solo period eccellente ma period anche presente in abiti coordinati. La colonna sonora evocava l’ambiente dell’epoca di Andal, sostenendo costantemente la narrazione senza mai sopraffarla.

La scena in cui Andal si fonde con Ranganatha è stata visualizzata meravigliosamente. | Credito fotografico: Adithya Narayanan
Gli oggetti di scena, sebbene comuni nella danza, venivano impiegati in modo efficace. Erano intrecciati perfettamente nella narrazione. Il pappagallo, il Thirai Seelaila ghirlanda sacra, la conchiglia e il signore Srirangam raffigurati attraverso un tessuto recante a namam, shankh, chakra E padam erano simboli integrali.
La produzione potrebbe essere pesante dal punto di vista narrativo, ma l’espressione e il movimento erano ugualmente avvincenti. I cinque ballerini ben addestrati hanno trasmesso con convinzione le emozioni richieste da ogni scena. Andal, in particolare, ha rubato la scena con la sua impotenza: Nandhini Subbulakshmi, serietà e vulnerabilità, rendendola una scelta adatta per il ruolo. Gli jati erano chiari, taglienti e sorprendenti, mentre gli schemi di gruppo mostravano un gioco di gambe fermo e gesti precisi. La produzione ha mostrato la sua fedeltà alle radici classiche aprendosi allo stesso tempo all’espressione contemporanea.
È raro da vedere sutradhar portare una produzione sulle spalle, ma Anita ha fatto proprio questo. I suoi anni a New York come produttrice televisiva e conduttrice/conduttrice sono emersi dalla sua narrazione impeccabile, espressa sia in inglese che in tamil e intervallata dal canto di pasurams reso con intonazione perfetta. Rifletteva anche il suo lungo impegno con la danza alle sue condizioni, senza mai abbandonarne l’essenza, ma cercando costantemente modi per metterla in relazione con i tempi che cambiano. In questo equilibrio risiede la vera forza di “Naachiyar Subsequent”.
Pubblicato – 16 gennaio 2026 16:05 IST












