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Sperando di diventare una scrittrice, una giovane donna si tuffa in profondità in “La cronologia dell’acqua”

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La tentazione quando si considera il debutto alla regia di un attore esperto è di vederlo come uno sguardo a ciò che conta di più per lui – o, al contrario, a ciò che conta di meno. Ma Kristen Stewart ha avuto una carriera così varia davanti alla telecamera, trovando in modo memorabile il suo posto in tutto, dai grandi franchise alla frangia indie, che si potrebbe immaginare che il suo primo scatto dietro la telecamera sia quasi qualsiasi cosa.

Eppure “The Chronology of Water” si annuncia sicuramente in stile Stewart (se si può coniare questo termine) in quanto, prima di tutto, vive nel personale, come spesso fa il suo approccio al personaggio. Adattato dalla stessa Stewart da un libro di memorie del 2011 della scrittrice Lidia Yuknavitch, il movie si tuffa a capofitto nella coscienza di una giovane donna che, dopo aver cercato per anni di affermarsi come scrittrice, attraversa un passato traumatico, un presente turbolento e un futuro che deve fare spazio agli altri due tempi. Ciò che ovviamente conta per Stewart è la totalità dell’esperienza e “The Chronology of Water”, artistico e naturalistico in egual misura, non è un tuffo nella regia: è roba profonda dall’inizio alla fantastic.

In Imogen Poots, che interpreta Lidia dal liceo fino alla maternità, la Stewart ottiene la svolta migliore della sua carriera da questo attore britannico perennemente sottovalutato. Quando Poots assume il ruolo di Lidia dopo un’apertura frastagliata con un attore più giovane che stabilisce un’infanzia di abusi e abbandono sotto un padre spaventoso (Michael Epp) e una madre debole (Susannah Flood), Poots sembra già aver vissuto lei stessa quel prologo.

Lidia spera che il nuoto agonistico sia la sua by way of d’uscita. Ma stare in acqua non può negare le difficoltà a terra: dipendenza, caos relazionale (maltratta un bravo ragazzo) e una perdita devastante. Si resetta quando va a vivere con la sorella maggiore, Claudia (una meravigliosa Thora Birch), anche lei vittima degli abusi del padre, ed entra in un programma di scrittura creativa sotto la guida di Ken Kesey, perennemente sballato e solidale, che Jim Belushi in qualche modo evita di trasformare in un cliché della saggezza spiegazzata del Grande Scrittore. Da lì, i barlumi di un’esistenza più pacifica – alimentata dall’espressione, non dall’incoscienza – danno speranza a Lidia.

Nel frattempo, la Stewart tratta le immagini raccolte della vita ferita del suo protagonista come pezzi sparsi di un puzzle con bordi affilati come rasoi. È un’estetica aggressiva per rappresentare ricordi dolorosi: provocatoriamente non lineare, accessoriata con suoni aspri. A volte sembra uscito da una scuola di cinema. Ma alla fantastic la sperimentazione arriva advert assomigliare al flusso e riflusso della narrazione su cui sia Stewart che Poots hanno una salda presa. Inoltre, non fa male che la cinematografia in 16mm di Corey C. Waters sia così riccamente strutturata e in cui sia facile cadere, anche quando ciò che vediamo a volte è estremamente sconcertante.

La cosa più affascinante, tuttavia, è Poots, che esprime la pienezza del suo essere senza mai cadere nella recitazione “da vetrina”. Interpreta Lidia per quasi due decenni, ma comprende le sfumature che fanno sembrare più vecchia una liceale. Naturalmente, questo è anche il modo in cui la Stewart si comporta: ammira l’ampiezza della sua protagonista, anche se la sua direzione non sempre rende giustizia a Poots. L’entusiasmo di Stewart, nel bene e nel male, scuote le cose, ma il più delle volte è Poots advert aprire la strada, lasciandoci entrare nella vibrante agonia di capire come, come cube Lidia, trasformare i ricordi in storie.

“La cronologia dell’acqua”

Non valutato

Tempo di esecuzione: 2 ore e 7 minuti

Giocando: In versione limitata

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