A Napoli, in Italia, il passato non è relegato a ciò che è alle nostre spalle. Nella sua sbriciolata, antica maestosità, il passato è ben visibile. E quando si tratta dell’eredità del Vesuvio – capace di cambiare il cielo e muovere la terra – la storia comprende tutto ciò che è in superficie e anche molto di ciò che è sotterraneo.
L’concept di Napoli come luogo in perpetuo contatto con la sua spettrale e grandiosa storia, sia che tu sia un cittadino che vive sopra di essa o un visitatore di passaggio, è ciò che conferisce al paziente ed eccentrico documentario di Gianfranco Rosi “Pompei: Beneath the Clouds” la sua stranamente bella atmosfera di riflessione e inquietudine. Come un docente cauto che preferisce guidare la tua attenzione piuttosto che parlarti, Rosi (“Fuoco in mare”) si fida della tua curiosità, portando a sua volta vita premurosa in questo ritratto cittadino di persone e luoghi.
Il risultato – dai tunnel scavati dai tombaroli ai treni che circolano giorno e notte – è un dono cinematografico per i sensi e in particolare, per parafrasare uno dei personaggi più filosofici, sulla nostra comprensione della capacità del tempo di preservare e distruggere.
Girato in un bianco e nero riccamente strutturato con una telecamera fissa, Rosi fa sembrare il presente della regione come se fosse sempre in bilico sull’orlo di uno standing di archivio inquietante. Ritorna spesso a un cinema vuoto e fatiscente che proietta il passato (branchi del muto “Gli ultimi giorni di Pompei”, “Viaggio in Italia” di Rossellini e documentari più vecchi) come se cercasse un’affinità con i cronisti precedenti. E forse per ricordarci gentilmente che andare al cinema è messo in pericolo dalle mutevoli sensibilità tanto quanto lo sono le persone che vivono all’ombra di un vulcano, la cui eruzione del 79 d.C. è un indicatore di civiltà a cui nessuno può veramente sfuggire.
Nella compagnia che Rosi cerca, tutti sembrano essere custodi di quel legame, sia per il peso della storia che per l’altro. C’è il curatore del museo in camice da laboratorio che tratta le statue nei depositi sotterranei come amici dignitosi che vale la pena rivisitare. Una troupe archeologica giapponese tra rovine e impalcature è ansiosa di incontrare le vittime non ancora scoperte della devastazione di Pompei. Persino il pubblico ministero visitando una villa sepolta che è diventata la scena del crimine, spogliata illegalmente dei suoi affreschi, lamenta ciò che è andato perduto quando i ladri derubano un popolo dei ricordi dei suoi antenati.
Nel frattempo, gli operatori dei vigili del fuoco dedicati rispondono alle preoccupazioni telefoniche di ogni napoletano, principalmente per la minaccia rappresentata dal loro vicino più grande e più anziano, il cui ogni erutto di fumo e fuel (uno dei colpi di inserto preferiti di Rosi) è l’avvertimento che il tempo è prezioso. Per i marinai siriani che trasportano grano da Odessa, invece, l’attracco a Napoli è una tregua rispetto al pericolo in patria e alla guerra in Ucraina. Per mantenere la calma e credere nel futuro, ci sono incontri con l’insegnante veterano Titti – la figura più accattivante del movie – che gestisce un centro di tutoraggio doposcuola per gli scolari locali.
C’è un’intima ampiezza nell’ordito, nella trama e nella trama di “Pompei: Beneath the Clouds”, che è magistralmente montato da Fabrizio Federico e vanta una colonna sonora avvolgente del premio Oscar “The Brutalist” Daniel Blumberg. Non aspettarti di conoscere Napoli alla advantageous. L’abilità artistica di Rosi coglie i limiti dell’essere un ospite a lungo termine, giustapponendo visivamente l’antico e l’elementare, i busti e le persone. Assorbire questo album ben scelto è un piacere e un’opportunità per apprezzare la delicata mortalità che prospera in un luogo allo stesso tempo enorme, eterno ed effimero.
“Pompei: sotto le nuvole”
In italiano, inglese, arabo e giapponese, con sottotitoli
Non valutato
Durata: 1 ora e 55 minuti
Giocando: Apre venerdì 13 marzo al Laemmle Royal













