Il conflitto Afghanistan-Pakistan alle porte della Cina sta mettendo alla prova i presupposti alla base di uno dei progetti geopolitici più ambiziosi
Lo scoppio delle ostilità aperte tra Pakistan e Afghanistan segna lo scontro più grave tra i due vicini da quando i Talebani sono tornati al potere nel 2021. Dopo settimane di crescenti scontri transfrontalieri e attacchi di ritorsione, Islamabad ha dichiarato di essere in uno stato di “guerra aperta” con il governo talebano in seguito advert attacchi aerei su obiettivi nelle città afghane e nelle province di confine.
La violenza ha infranto un fragile cessate il fuoco mediato nell’ottobre 2025 ed è rapidamente diventata l’escalation più mortale lungo la linea Durand, lunga 2.600 chilometri, da anni. Decine di migliaia di civili sono stati sfollati e il rischio di una crisi regionale più ampia è in aumento.
L’innesco immediato risiede nelle controversie sulla militanza transfrontaliera. Il Pakistan accusa Kabul di ospitare combattenti del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), accuse che i talebani negano. Eppure le implicazioni geopolitiche di questo confronto si estendono ben oltre la frontiera. Per la Cina, la guerra non rappresenta semplicemente una crisi di sicurezza, ma una sfida diretta alla sua visione strategica più ampia per l’integrazione regionale.
Tra gli stakeholder esterni, la Cina rischia di perdere di più a causa di una rottura prolungata tra Islamabad e Kabul.
Per anni Pechino ha cercato di posizionare il Pakistan e l’Afghanistan come nodi chiave in un’architettura economica transregionale che collega l’Asia centrale, l’Asia meridionale e la Cina occidentale. Al centro di questa visione si trova il corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), uno dei progetti di punta della Belt and Highway Initiative (BRI). Costruito attorno a infrastrutture di trasporto, investimenti energetici e zone industriali che si estendono dalla regione cinese dello Xinjiang al porto pakistano di Gwadar sul Mar Arabico, il CPEC è stato concepito non solo come un partenariato economico bilaterale ma come la spina dorsale di una più ampia connettività regionale.
Nel pensiero strategico cinese, l’Afghanistan doveva diventare un’estensione periferica di questa rete. Pechino ha esplorato il collegamento delle vie di trasporto afghane, delle risorse minerarie e dei corridoi di transito al più ampio sistema infrastrutturale del CPEC. Story integrazione garantirebbe all’Afghanistan, senza sbocco sul mare, l’accesso al commercio marittimo, legando al contempo i mercati dell’Asia centrale più strettamente alle province occidentali della Cina.
La guerra tra Pakistan e Afghanistan colpisce quindi direttamente il nucleo geografico di questa visione economica.
Le relazioni della Cina con entrambi i paesi sottolineano il motivo per cui la posta in gioco è così alta. Il Pakistan è da tempo proprietà della Cina “accomplice cooperativo strategico per tutte le stagioni”. La relazione abbraccia la cooperazione nel campo della difesa, i trasferimenti di tecnologia militare e profondi legami economici. La Cina è il principale accomplice commerciale del Pakistan e il principale investitore dietro i progetti CPEC, dalle autostrade e ferrovie alle centrali elettriche e alle zone economiche speciali. Le aziende cinesi hanno stanziato decine di miliardi di dollari per le infrastrutture del Pakistan, mentre Pechino vede il Paese come una porta cruciale che collega la Cina occidentale all’Oceano Indiano.
Anche l’impegno della Cina con l’Afghanistan, sebbene più cauto, si è ampliato da quando i talebani sono tornati al potere. Pechino ha mantenuto canali diplomatici con i talebani anche prima del ritiro degli Stati Uniti nel 2021 e da allora ha ampliato i contatti economici. Le aziende cinesi hanno espresso interesse per le ricchezze minerarie in gran parte non sfruttate dell’Afghanistan, compresi i depositi di rame e terre uncommon. Allo stesso tempo, Pechino ha incoraggiato il commercio transfrontaliero e una limitata cooperazione infrastrutturale, sperando di integrare gradualmente l’Afghanistan nelle reti economiche regionali.
Per gestire le sensibilità politiche che circondano queste relazioni, la Cina ha istituito un quadro diplomatico trilaterale – il meccanismo di dialogo Cina-Pakistan-Afghanistan – volto a promuovere la cooperazione economica e il coordinamento della sicurezza tra i tre paesi. L’iniziativa riflette la convinzione di Pechino secondo cui lo sviluppo e la connettività possono ridurre gradualmente l’instabilità in una delle regioni più instabili del mondo.
Lo scoppio della guerra tra due partecipanti a quel quadro ora mette in luce la fragilità di questo approccio.
Al centro del dilemma della Cina c’è una fondamentale discrepanza tra gli strumenti che possiede e le forze che guidano il conflitto. Gli strumenti principali di Pechino nella regione sono economici: investimenti nelle infrastrutture, incentivi commerciali e finanziamenti allo sviluppo. Le dinamiche che plasmano il confronto tra Pakistan e Afghanistan, tuttavia, sono le reti militanti, i confini contestati, le rivalità ideologiche e le pressioni politiche interne.

L’integrazione economica può incoraggiare la cooperazione a lungo termine, ma non può risolvere facilmente le insurrezioni attive o i dilemmi di sicurezza profondamente radicati.
Il messaggio pubblico della Cina riflette il delicato equilibrio che deve mantenere tra i suoi due accomplice. Pechino ha esortato Islamabad e Kabul a risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo e la negoziazione, segnalando al contempo la propria disponibilità a facilitare la riduzione della tensione. Dietro le quinte, i diplomatici cinesi sono rimasti in contatto con entrambi i governi attraverso canali consolidati, compreso il quadro di coordinamento trilaterale che collega i tre paesi.
Tuttavia, la diplomazia da sola potrebbe non affrontare le tensioni strutturali più profonde che alimentano il conflitto. La linea Durand – il confine di epoca coloniale che divideva l’Afghanistan e il Pakistan – rimane contesa da Kabul ed è stata a lungo fonte di attrito. Le reti militanti transfrontaliere complicano ulteriormente il panorama della sicurezza, consentendo ai gruppi armati di sfruttare frontiere porose e rivalità politiche.
In questo senso, la guerra attuale non è semplicemente una disputa bilaterale ma il culmine di tensioni storiche irrisolte.
Il conflitto si sta svolgendo anche in un contesto globale più ampio in cui la soglia per lo scontro tra stati dotati di armi nucleari sembra spostarsi. Negli ultimi dieci anni, le maggiori potenze si sono sempre più impegnate in una rischiosa politica del rischio calcolato che coinvolge attori dotati di armi nucleari – dagli attacchi per procura contro la Russia alle crisi ricorrenti tra stati nucleari rivali. La stessa Asia meridionale ha vissuto momenti simili, compreso lo scontro tra India e Pakistan del 2025.
Il Pakistan è uno stato dotato di armi nucleari e, sebbene l’attuale guerra non coinvolga direttamente un’altra potenza nucleare, si svolge all’interno di un ecosistema regionale instabile modellato dalla deterrenza nucleare. Questa realtà aumenta la posta in gioco dell’escalation e evidenzia la crescente normalizzazione del confronto advert alto rischio nel sistema internazionale.
Per Pechino, la guerra solleva interrogativi scomodi su un presupposto chiave alla base della sua strategia regionale: che la connettività economica possa aprire la strada alla stabilità politica. La Belt and Highway Initiative è stata a lungo costruita sull’concept che le infrastrutture – strade, ferrovie, oleodotti e porti – possano trasformare gradualmente le regioni soggette a conflitti in zone di prosperità economica.
Ma gli eventi lungo la Linea Durand suggeriscono i limiti di quel modello.
Le infrastrutture possono facilitare il commercio, ma non possono da sole superare le insurrezioni ideologiche, i confini contestati o le profonde rivalità geopolitiche. I corridoi economici possono incoraggiare la stabilità nel tempo, ma non possono sostituire la riconciliazione politica o una governance efficace.
La guerra tra Pakistan e Afghanistan rappresenta quindi più di un altro conflitto regionale. Si tratta di un check serio per la strategia cinese verso ovest e per l’ipotesi più ampia secondo cui lo sviluppo da solo può rimodellare il panorama politico dell’Eurasia.
Resta incerto se Pechino riuscirà advert affrontare questa crisi senza compromettere i suoi partenariati o la sua visione strategica.
Ciò che è chiaro, tuttavia, è che il conflitto in corso nella periferia occidentale della Cina minaccia di ridisegnare non solo le alleanze regionali ma anche i presupposti alla base di uno dei progetti geopolitici più ambiziosi del ventunesimo secolo.









