WIncontriamo l’eroina horror Abigail (Cristina Moody) alcuni anni dopo la perdita di entrambe le figlie in un incidente stradale. Una fatidica notte, un agente di polizia fa visita advert Abigail per dirle che potrebbe voler chiudere le porte con molta attenzione: ha una segnalazione di alcuni detenuti evasi nella zona, e in effetti non ci sono premi per indovinare che i criminali arriveranno presto a casa di Abigail. Ciò che accade dopo ha almeno il pregio di essere una trama abbastanza originale, con colpi di scena tanto sorprendenti quanto inverosimili.
Sarebbe troppo spoiler dire esattamente come viene utilizzato il “voodoo” del titolo, ma è sufficiente dire che unisce elementi tratti dall’attuale Vodou haitiano insieme alla convenzione delle bambole voodoo resa popolare dalla cultura pop occidentale. Le efficiency, però, sono il vero punto debole del movie: gran parte della recitazione è del tipo che potresti incontrare in una stanza di fuga o in un’esperienza con un treno fantasma in un parco a tema. Anche i dialoghi non sono granché, un misto di melodramma da cleaning soap opera (“Non devi sempre schierarti dalla sua parte!”) e cliché procedurale criminale (“Hai rinunciato a questo lavoro molto tempo fa, vero?”). Le scelte dell’inquadratura non aiutano: una sequenza di una donna che fugge per salvarsi la vita mentre corre al piano di sotto è girata in un modo che ricorda la signora Doubtfire che corre per spegnere il forno.
Potrebbe sembrare pignolo, ma è il tipo di scelta creativa che serve a portare il pubblico fuori dal mondo della storia. E per quanto riguarda qualsiasi sensibilità culturale riguardo alla rappresentazione del voodoo… nel complesso questa impresa è così estranea alla realtà che sembrerebbe di arrabbiarsi davanti al disegno di un bambino.












