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Recensione The Nice Arch – un architetto visionario schiacciato dalla politica del prestigio

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UNA prima vista, il nuovo dramma di Stéphane Demoustier sulla costruzione dell’Arche de la Défense a Parigi sembra appartenere alla recente serie di quelli che potreste definire movie patrimonio del marchio francese, che includono artisti del calibro di Eiffel del 2021 o Widow Clicquot del 2023. Ma adattato da Laurence CosséNel romanzo La Grande Arche del 2016, il movie non è la storia di un trionfo culturale ma piuttosto la testimonianza di un fallimento, o almeno di un enorme pasticcio, che ha distrutto spiritualmente il suo architetto danese, Johan Otto von Spreckelsen (interpretato qui da Claes Bang).

Nel 1983, Von Spreckelsen fu l’inaspettato vincitore di un concorso internazionale per progettare l’edificio più importante per il quartiere degli affari occidentale della capitale francese. È un nome così oscuro che l’ambasciata in Danimarca non sa nemmeno chi sia, lasciando il consigliere del presidente Mitterrand Jean-Louis Subilon (un leccapiedi Xavier Dolan) a rintracciarlo mentre sta pescando in un lago danese. Convocato in Francia, questo purista rifiuta di discostarsi dalle dimensioni perfette del suo “Cubo”, considerandolo il culmine del lavoro della sua vita. Ma si ritrova immediatamente intrappolato tra i capricci pignoli del premier (Michel Fau) e le astuzie di riduzione dei costi del tecnocrate Subilon.

Von Spreckelsen assume Paul Andreu (Swann Arlaud di Anatomy of a Fall), progettista del futuristico Terminal 1 dell’aeroporto Charles de Gaulle, come direttore del sito, insistendo sul fatto che il merito artistico rimane suo. Demoustier contiene questo pezzo retrò, come No di Pablo Larraín, in un rapporto squadrato 4:3 e descrive meticolosamente in dettaglio le battaglie, i compromessi e i tradimenti percepiti dell’architetto; questi includono la facciata in vetro, la forma di nuvola sospesa sotto il baldacchino e il marmo di Carrara per il quale si avvale del sostegno di Mitterrand. Anche se sostenuto nella sua politica dalla moglie Liv (Sidse Babett Knudsen), Von Spreckelsen inizia a cedere alla paranoia e alla rabbia di fronte all’interferenza.

Sebbene sia esatto nel processo di costruzione, The Nice Arch lo è meno per quanto riguarda l’uomo. A differenza di Von Spreckelsen, Demoustier è reticente riguardo alle linee guida del suo soggetto, rendendo evidente l’irritante intransigenza dell’architetto, ma rimanendo sul vago sulle ragioni emotive sottostanti, o sull’egoismo di Von Spreckelsen (come cube il proprietario della cava di Carrara, anche Michelangelo non ha mai inventato nulla). Ancorando questa rappresentazione un po’ generica del Tormented Architectural Genius, Bang va con arioso disprezzo piuttosto che con creatività infuocata, lasciandolo leggermente disancorato dal forged dei pesi massimi, che embrace il sempre scaltro Arlaud. Ma il finale schiacciantemente pessimistico è intrigante: una denuncia che fa riflettere sul presunto culto gallico dell’artista.

The Nice Arch è al Cine Lumière di Londra dall’11 marzo.

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