In un’epoca in cui le conversazioni sull’arte sono sempre più modellate dallo spettacolo, dalle dimensioni e dall’urgenza della novità, l’artista Paresh Maity si rivolge a qualcosa di più antico e stabile: il paesaggio.
La sua ultima mostra, Luminous Terrains, presentata dalla Artwork Alive Gallery, è attualmente in mostra presso il Middle for Up to date Artwork (CCA) nella Bikaner Home di Delhi. Raccoglie impressioni da various aree geografiche, dal lago Dal nel Kashmir alla Costa Azzurra, ma sembra meno un diario di viaggio e più un ritorno verso l’interno.
Per Paresh questa non è una nuova preoccupazione ma un ritorno a casa. “Più di cinquant’anni fa, quando ho deciso di dedicarmi all’arte, dipingevo solo paesaggi”, riflette. “Fin da bambino ne ero attratto istintivamente, perché parlavano della Natura. E per me la Natura è la vita stessa.”
Kashmir | Credito fotografico: accordo speciale
Ritorno alla luce
Se questa mostra segna un rinnovato impegno con il terreno, estende anche una conversazione di lunga knowledge con la luce, un filo che correva attraverso la sua precedente mostra Infinite Mild nel 2022. Ma dove quel corpo di lavoro attraversava astrazione e figurazione, qui l’espressione si dispiega interamente attraverso la terra.
I dipinti sono espansivi e spesso meditativi. Non tentano di documentare ma di evocare qualcosa che riecheggia il lignaggio filosofico riconosciuto da Paresh, ricordando l’osservazione di Aristotele secondo cui l’arte imita la Natura. Eppure l’imitazione qui riguarda meno la replicazione e più la risonanza.
Paesaggi come memoria
Dai ghat di Varanasi alle acque mutevoli di Venezia, le opere di Paresh spesso sembrano diari visivi, anche se resiste all’concept che siano dipinte solo dalla semplice osservazione diretta.
Artista Paresh Maity | Credito fotografico: accordo speciale
“Quando viaggio, disegno costantemente. A volte dipingo anche sul posto”, cube. “Ma più tardi, in studio, non mi baso più sulle fotografie e nemmeno sui miei schizzi precedenti. L’esperienza rimane nella mia mente. La luce, l’emozione, la sensazione del luogo riemergono in modo naturale.”
Rivisitare i luoghi diventa meno una questione di geografia e più di tempo. Ritornare a Srinagar, advert esempio, non è un atto di ripetizione ma di riscoperta, afferma Paresh.
“Il paesaggio può essere lo stesso, ma l’esperienza non è mai la stessa”, osserva. “Il tempo cambia, la luce cambia e, insieme a questo, cambio anch’io.”

Inverno a Dal Lago | Credito fotografico: accordo speciale
Il carattere del luogo
Per Paresh, ogni regione porta con sé il proprio linguaggio visivo. La ruvida terrosità del Madhya Pradesh, con i suoi toni terra di Siena bruciata e la luce tagliente, contrasta con la più morbida apertura del Rajasthan, dove i campi di senape brillano e la luce del deserto si diffonde attraverso la sabbia e la macchia.
A Venezia trova il lirismo; nel sud della Francia c’è uno splendore che un tempo attirava gli impressionisti, i quali cercavano tutti di catturare la luce fugace.
“Siamo un paese di luce”, afferma Paresh. “Ovunque tu viaggi in India, c’è un potente splendore nel paesaggio. Il desiderio di catturare quel momento fugace è centrale nella pittura.”
Colore, mezzo e intuizione

La sacra confluenza | Credito fotografico: accordo speciale
Il suo approccio al colore è una miscela di osservazione e istinto. Paresh experience: “Per me dipingere è come preparare un buon curry. Tutto deve andare insieme: le spezie, la mano che lo mescola e l’intenzione che c’è dietro”.
Questa sensibilità stratificata informa anche la sua scelta del mezzo. La mostra riunisce oli, acrilici, acquerelli e disegni, ciascuno dei quali risponde a diversi registri emotivi della luce.
“A volte l’acquerello sembra più onesto, soprattutto quando voglio catturare la nebbia del primo mattino”, spiega. “Altre volte, l’olio e l’acrilico offrono forza. Mi permettono di creare intensità e scala.”
Nonostante siano plasmate dal viaggio, le sue opere sono pervase di immobilità, anche se Paresh si affretta a sottolineare che immobilità non significa inerzia.

Fioritura invernale | Credito fotografico: accordo speciale
“Una tela potrebbe non muoversi fisicamente, ma trasporta una vibrazione interiore”, cube. “Quando qualcuno si trova davanti al mio lavoro, voglio che il dipinto parli tranquillamente, susciti qualcosa dentro di lui.”
Un viaggio condiviso
La mostra coincide anche con il giubileo d’argento della Artwork Alive Gallery, con la quale Maity ha condiviso un sodalizio di 25 anni.
“Il rapporto tra una galleria e un artista è sempre un viaggio a doppio senso”, riflette. “La mia responsabilità è creare con onestà. La galleria aiuta il lavoro a raggiungere il pubblico.”

Varanasi | Credito fotografico: accordo speciale
In Luminous Terrains, quel viaggio – attraverso luoghi, ricordi e luce – sembra meno un culmine e più una conversazione continua con il mondo esterno e interno.
La mostra è aperta fino al 10 marzo dal lunedì al sabato, dalle 11:00 alle 19:00, presso il Middle for Up to date Artwork (CCA), Bikaner Home, Nuova Delhi
Pubblicato – 5 marzo 2026 18:21 IST












