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Recensione di Dolly: un manichino alto sei piedi terrorizza una coppia in campeggio in un orrore cruento e pieno di cliché

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HIl cinema horror presenta ancora un’altra ragione convincente per cui non dovresti mai andare in campeggio, con questo thriller cruento che dimostra che non si può ottenere nulla di buono camminando nei boschi, cercando belle viste sulle colline o entrando in qualsiasi modo in comunione con la natura.

La coppia attraente e quindi condannata che impara questa lezione nel modo più duro è Macy (la promettente regina delle urla Fabianne Therese) e Chase (Seann William Scott, per sempre Stifler di American Pie). All’inizio della storia, Chase ha intenzione di fare la proposta a Macy e intende fare la domanda in cima a una montagna dopo un’escursione, perché è uno sciocco che chiaramente non ha mai visto un movie dell’orrore. Ma Macy dubita di essere pronta a diventare la matrigna a pieno titolo della figlia di Chase, Evy (Eve Blackhurst, forse imparentata con lo sceneggiatore e regista del movie Rod Blackhurst).

Questi dubbi sulla maternità trovano eco nel caos che scoppia più tardi, quando la coppia viene attaccata da una figura squilibrata vestita in modo da sembrare una bambola di 6 piedi, con una parrucca bionda e una maschera in pseudo-ceramica dall’aspetto childish con un solo finto occhio azzurro. L’altra orbita oculare è stata aperta per rivelare un vuoto annerito da cui a volte si possono sentire strani piagnucolii infantili. Questa figura (interpretata dal wrestler non binario Max the Impaler) non parla veramente, ma i suoi gesti e le sue manifestazioni non verbali suggeriscono che sono fissati sui giochi d’infanzia e che vogliono adottare Macy come il loro nuovo giocattolo. Dolly ha già parecchie bambole giocattolo in una casa inquietante e fatiscente nella quale trascinano indietro la povera Macy dopo aver reso inabile lo stupido e sfortunato Chase.

Il resto del movie è un lungo gioco di cattura e rilascio, in cui i personaggi scappano l’uno dall’altro, vengono ripresi, si attaccano a vicenda con pale e altri utensili domestici sporchi, senza dubbio portatori di tetano, e poi scappano di nuovo. In quanto story, è un po’ posticipato, ma Therese è molto brava a incanalare il terrore e l’angoscia; alla fantastic riesce davvero a scatenarsi con quelle modalità in un lungo tributo a The Texas Chain Noticed Bloodbath. Anche se tutti questi tipi di movie non sono un tributo a questo in un modo o nell’altro?

Dolly è nei cinema britannici e irlandesi dal 6 marzo.

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