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Recensione Se avessi le gambe ti prenderei a calci – Rose Byrne è una straordinaria terapista in crisi in una commedia horror nera come la pece

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HC’è una commedia horror psicologica sulla depressione postnatale e sullo stress genitoriale solitario, come il rovescio della medaglia di Eraserhead o Rosemary’s Child; è un movie spaventoso con un’eroina ripresa quasi esclusivamente in primo piano – ma invece di apparizioni soprannaturali, ci sono semplicemente i banali problemi della cura dei bambini e non c’è tempo per affrontarli. È anche un movie sulla terapia e sul transfert quando non c’è più nulla da trasferire. Mary Bronstein è la sceneggiatrice e regista, e suo marito, il regista Ronald Bronstein, è il produttore, così come Josh Safdie, la cui influenza, attraverso movie come Uncut Gems e Marty Supreme, può forse essere rilevata nella corsa verso un esaurimento nervoso.

Rose Byrne interpreta Linda, una psicoterapeuta il cui marito è assente, lasciandola alle prese con una figlia neonata malata il cui volto non viene mostrato fino alla effective, indicando forse il modo in cui l’identità della bambina è semplicemente quella di un gigantesco problema onnipresente da gestire. La ragazza viene intubata tramite una macchina per l’alimentazione che deve essere portata con sé, soprattutto all’ospedale diurno, il cui brusco medico responsabile (interpretato da Mary Bronstein in un cameo) supervisiona sessioni di terapia di gruppo che blandamente rassicurano i genitori presenti che tutto ciò non è colpa loro, mentre rimprovera seccamente Linda per la sua incapacità di presentarsi agli appuntamenti e per discutere dell’incapacità della figlia di prendere il peso necessario per rimuovere il tubo.

In aggiunta a ciò, Linda soffre di una profonda depressione, gestita attraverso erba, vino e sessioni terapeutiche del tutto inutili con il suo collega impaziente (Conan O’Brien) che ha un ufficio accanto al suo, in un accordo esilarantemente incestuoso. In questi casi si comporta in modo altrettanto incasinato di tutti i suoi pazienti, e advert un certo punto conclude una conversazione con lui dicendogli tranquillamente: “Ti amo”. In aggiunta a tutto ciò, il suo appartamento è allagato da un buco nel soffitto – sul quale ha visioni e sogni freudiani – il che significa che lei e sua figlia devono trasferirsi in uno squallido motel il cui sovrintendente James (interpretato da A$AP Rocky) è l’unica persona che sembra preoccuparsi di Linda.

È un’interpretazione formidabile quella di Byrne nei panni di qualcuno che, come madre e terapista, deve sempre presentarsi per tenere insieme le cose, ma che in realtà le perde ogni giorno. Vive in un mondo di empatia professionalizzata da parte di operatori sanitari che sono eternamente diffidenti nel dare troppo e nell’avvicinarsi troppo per paura di essere sopraffatti dai problemi degli altri. C’è molta commedia brutale qui, in particolare l’orrore di vedere un criceto investito e poi tagliato con forza su un primo piano di cibo da asporto. Bronstein è brillante nel trasmettere il panico crescente e una tristezza terribile e divorante.

Se avessi le gambe ti calcierei è nei cinema britannici e irlandesi dal 20 febbraio.

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