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Recensione del monologo collettivo: lo studio sensuale dello zoo mette in primo piano i contatti tra i custodi e le creature

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Tgli zoo tradizionali sono zone gerarchiche; il voyeurismo animale è incoraggiato, ma le interazioni tra le specie sono frenate, se non addirittura vietate. Girato in vari parchi naturali e centri di salvataggio in tutta l’Argentina, il sensuale documentario di Jessica Sarah Rinland mette poeticamente in primo piano il contatto fisico ed emotivo che avviene tra gli animali e chi se ne prende cura, anche all’interno di questi spazi di sorveglianza. Dai rari formichieri giganti alle colonie di fenicotteri, le creature isolate sono sorprendentemente varie.

È interessante notare che Rinland raramente inquadra gli animali da solo. Li vediamo invece interagire attivamente con i lavoratori umani durante le routine di alimentazione o di pesatura, spesso in primo piano che accentua gesti ed espressioni minuti. Ci sono echi dei lavori precedenti di Rinland, rimasti nelle mani di archivisti, agricoltori o ecologisti; coloro infatti che si relazionano con i propri ambienti in modo tattile. Nel caso dei lavoratori dello zoo, tuttavia, non si occupano di piante inanimate o di documenti d’archivio, ma di esseri viventi che respirano. I legami tra loro e gli animali sono profondi, ma raramente privi di attriti.

La sontuosa pellicola da 16 mm esalta la trama di questi incontri tra l’umano e il non umano, e il movie è punteggiato da esplosioni di filmati a infrarossi provenienti dalle telecamere per la visione notturna utilizzate per monitorare gli animali. Story giustapposizione pone domande spinose sulla loro situazione: queste creature potranno mai essere veramente libere? Ci sono anche vestigia coloniali incastonate in questi spazi. L’Eco-Park di Buenos Aires, una delle organizzazioni evidenziate, è stato originariamente modellato sugli zoo europei, istituzioni progettate per promuovere la conquista imperialista.

Il movie si conclude con un intertitolo che contestualizza il proprio titolo, che deriva dalle scoperte dello psicologo Jean Piaget: parte della sua teoria è che, nelle prime fasi della vita di un bambino, hanno la convinzione egocentrica che la natura sia fatta per loro. Si tratta però di una linea che finisce per ridurre la portata del movie anziché ampliarla; sebbene Rinland riconosca le radici coloniali dietro la conservazione, questa citazione rafforza la dicotomia tra uomo e natura, trascurando le complesse forze geopolitiche dietro le questioni ambientali.

Collective Monologue è nei cinema britannici dal 20 febbraio.

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